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Cesare Scaglioni replica

Venerdì 06 Novembre 2009 10:56 Luigi Lui Notizie - Lettere al Direttore
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OPERAZIONE “PRAESIDIUM” - AFGHANISTAN

 

05 novembre 2009

 

Gentili lettori e lettrici di Sermidiana magazine,

mi chiamo Cesare Scaglioni, sermidese, Capitano dei paracadutisti, effettivo all’8° Reggimento genio guastatori “FOLGORE” in Legnago (VR) ed attualmente in servizio in Afghanistan. Nel numero di novembre 2009 di questo mensile è stato pubblicato un’articolo alla pagina n° 6 dal titolo “Semper firmi et fidelis”, scritto da Marco Vallicelli a mia insaputa e da cui mi dissocio completamente. La libera espressione del pensiero è un diritto, e pertanto va rispettata. Non è corretto però che un organo di stampa pubblichi un articolo con riferimenti particolareggiati alla mia persona, professione e addirittura testi di lettere private senza averne avuto autorizzazione dal diretto interessato! La divisa che indosso mi impone inoltre di fare chiarezza su quanto pubblicato, che è facilmente strumentalizzabile e quindi inaccettabile. Il lettore potrebbe pensare che Cesare Scaglioni abbia le stesse opinioni di Marco Vallicelli; ciò non corrisponde a verità.

La realtà che ho potuto verificare al servizio dell’Italia in questo martoriato paese di nome Afghanistan è tutt’altra. Già, un paese che, anche per merito dei cittadini italiani in uniforme, comincia a uscire dal baratro in cui era caduto per mano delle indicibili violenze talebane.

Il nostro impegno qui non è, come egli scrive: “…ipocrisia della politica che continua a descrivere l’impegno militare occidentale come un sostegno al processo di pace e stabilizzazione di quell’area geografica; la situazione in concreto laggiù la definisce invece una sola, terribile parola: guerra…”; è invece per merito degli Stati Uniti d’America e della NATO che l’intollerabile regime talebano è stato abbattuto e nuovi legittimi governi insediati. E’ forse ipocrisia mantenere l’impegno che ha come obiettivi il supporto alla sicurezza, alla stabilità e allo sviluppo dell’Afghanistan? Non è un compito facile, richiede tempo e uomini oltre che sacrifici. Ma è la via giusta da seguire, in cui mi trovo onorato e gratificato perché sento la vicinanza e il supporto della nostra Patria.

Non corrisponde alla verità nemmeno quanto egli scrive subito dopo: “…le truppe della NATO…sono viste dalla maggioranza della popolazione locale come truppe di occupazione ed inevitabilmente trattate come tali…”. La popolazione invece ci apprezza perché vede in noi i portatori di pace e stabilità, che ne rispettano gli usi e costumi; il popolo afgano sa bene che la nostra presenza qui scaccia i terroristi permettendo inoltre la realizzazione di progetti per lo sviluppo sociale. Una importante attività è anche l’aiuto alla polizia e all’esercito afgano, perché siamo in casa loro per supportarli, non per sostituirli.

Concludo ringraziando quei sermidesi che mi conoscono (e vogliono) bene per avermi prontamente avvertito della gravità di quanto pubblicato e per averne intuito la mia estraneità; e infine ringrazio tutti gli altri sermidesi per l’attenzione e il rispetto che sempre hanno dimostrato verso il loro compaesano con le stellette, che oramai prossimo al rientro, non vede l’ora di riabbracciare la sua dolce metà ed immergersi nuovamente nella poesia di gentilezza e melodia chiamata Sermide.

Cesare Scaglioni

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