Autore: a cura di Sermidiana - Università Aperta – Comune di Sermide
Disegni: Parnas, Maurizio Barozzi
Anno: 2004
Editore: La Kabbalà
Pagine: 112
Presentazione di Emanuele Colorni
Il timore che l’antisemitismo possa oggi risorgere e che lo sterminio di massa degli ebrei, di cui Auschwitz resta il tragico simbolo, possa ripetersi non può fare dimenticare la “Shoàh”, né permette di minimizzarne il significato. “Auschwitz - scrive lo scrittore ebreo Primo Levi - è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia” e ancora oggi ci spinge a vivere “con la sensazione greve, incombente, di un male irreparabile e definitivo, presente ovunque, annidato come una cancrena nelle viscere dell’Europa e del mondo, seme di danno futuro.” Proprio per contrastare questo pericolo di rigurgiti antisemiti e di altre possibili azioni scellerate contro gli ebrei, il Governo Italiano, con una legge dello Stato, ha decretato che il 27 gennaio, anniversario dell’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz nel 1945, sia celebrato come “Giorno della memoria”. “Ogni uomo civile – scrive ancora Primo Levi – è tenuto a sapere che Auschwitz è esistito e che cosa vi è stato perpetrato: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” affinchè la “Shoàh” non sia dimenticata e risulti un monito per le nuove generazioni contro l’odio razziale, etnico e religioso che ancora oggi insanguina molte parti del mondo. Oltre al “dovere della memoria” di un evento così tragico esiste pure la “necessità di una migliore conoscenza” del popolo che ne fu vittima affinchè le nuove generazioni abbandonino i secolari pregiudizi ed i falsi stereotipi, causa prima di tanti orrori. Questa conoscenza può nascere solo da una attenta lettura della storia degli ebrei che, per esempio, a Sermide furono presenti con una minuscola ma vivace Comunità per cinque secoli (1414-1936) fornendo a tutti un valido quanto raro esempio di pacifica convivenza.


