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belmangiareAutore: Maurizio Santini

Disegni: Maurizio Santini

Anno: 1998

Editore: Sermidiana

Pagine: 106

Presentazione di Sermidiana

 

Questa edizione di Sermidiana vuole presentare, un’opera che trasferisca in scrittura una piccola, e pur importantissima parte della nostra tradizione orale. Sono le antiche ricette della nonna che le aveva imparate a memoria, proprio perché sin da bambina insieme alla mamma aveva cucinato queste pietanze con la certosina attenzione a non disperdere nemmeno una briciola. Nell’elenco degli ingredienti e nella preparazione delle ricette si può leggere in filigrana il modo di vita di un tempo, in cui il benessere era rappresentato dalla realizzazione eccezionale di questi preparati che solo durante li festi cumandadi potevano essere portati in tavola, perché gli altri giorni si presentava la polenta e poco più come companatico. Oggi il fiorire di certe pubblicazioni attorno alla lingua e alla storia locali dimostrano quanto il dialetto stia per diventare una lingua morta, si impone questa singolare e significativa pubblicazione, impreziosita dalla stampa anastatica delle ricette scritte di pugno dall’autore che non disdegna di avere assaporato queste leccornie locali prima di proporle al nostro pubblico, desideroso di gustare gli schietti sapori di un tempo. Sermidiana La cucina e le tradizioni locali sono state le passioni principali che mi hanno motivato ad approfondire, con un’indagine sul nostro territorio, le preparazioni dei cibi così come da sempre è stata tramandata oralmente. Ho trascritto fedelmente ciò che ho registrato negli oltre cinquanta colloqui che ho avuto – soprattutto con le nostre nonne – che hanno conservato gelosamente nella loro memoria questi piccoli tesori culturali. Risulta che tante “ricette” sono scritte un po’ in italiano e un po’ in dialetto – con qualche “sfundòn” – rispettando proprio ciò che ho direttamente ascoltato. Anche questo è un segno di “inquinamento” linguistico che porterà, nel giro di poche generazioni, la perdita totale della nostra più genuina oralità, con tutto il suo patrimonio. E’ proprio questa inesorabile sfarinatura culturale che mi ha spinto a scrivere di mio pugno e con qualche disegno (un vezzo che spero gradito!) le nostre “minestre” che mi auguro facciano storia.