Il terzo e conclusivo atto del “Mantoverrà” si è soffermato sull’aggregazione giovanile. “La nostra è una società che lascia pochi spazi ai giovani – ha spiegato il presidente Fontanili -non permettendo loro di crescere e di assumersi delle responsabilità, una società gerontocratica basata su potenti lobbie.
I giovani interessano unicamente in quanto consumatori - ha proseguito - e non come reale risorsa. Il nostro compito di amministratori deve essere quello di ascoltare le loro indicazioni”. L’invito a non generalizzare è giunto direttamente da Monsignor Busti, reduce dall’assemblea dei vescovi di Roma. “Ogni qual volta si ragiona di categorie predefinite si commette un errore non tenendo conto dell’unicità di cui ogni individuo è portatore”.
“Il tema dei giovani – ha proseguito il vescovo – deve interessare tutti, a maggior ragione la chiesa. Credo che il problema non stia tanto in una comunicazione incapace di esplicare la totalità del dialogo, ma nell’assenza del dialogo stesso”. “Le istituzioni educative sono profondamente in crisi, dalla parrocchia alla scuola, perché non comprendono realmente la necessità di lasciare i ragazzi liberi di crescere. L’uomo dovrebbe svilupparsi unicamente a partire da se stesso, senza che gli siano imposti dei modelli dall’alto. Di questo era convinto anche Rousseau”.
L’assessore provinciale alle Politiche sociali Fausto Banzi ha parlato delle politiche giovanili messe in campo sul territorio mantovano e degli obiettivi futuri, quindi Marinella Castelnovo, dirigente Giovani Regione Lombardia, le ha paragonate ai fili di una ragnatela. “Allo stesso modo –ha spiegato- devono essere tenaci e flessibili”. Le prospettive future, secondo quanto esposto dalla Castelnovo, passano attraverso lo sviluppo di strategie volte all’innovazione, alla valorizzazione delle eccellenze, al potenziamento delle relazioni internazionali, alla partecipazione attiva dei giovani alla vita sociale”.
Mauro Redolfini, presidente del Coni, ha elencato i numeri importanti per lo sport mantovano dal punto di vista della partecipazione sia giovanile che adulta e la visione di un filmato su progetti e luoghi di aggregazione di città e provincia. Quindi la parola è passati ai ragazzi impegnati in prima persona sul territorio attraverso numerose iniziative come la discoteca analcolica My Space, nata a Goito, esportata a Suzzara e in procinto di essere replicata in altre realtà.. “Noi non seguiamo le mode, le creiamo, questo è il motto che abbiamo scelto per identificare il nostro pensiero –ha spiegato Massimo Giannacchi dell’associazione i Saturnali – in modo che sia immediatamente chiaro la nostra volontà di proporre un modello alternativo al divertimento inteso come sballo”.
Alle serate del My Space partecipano mediamente 4-500 ragazzi tra i 14i e i 16 anni, che ritrovano in tutto e per tutto l’atmosfera tipica di una discoteca. “Crediamo si debba rispondere alle loro esigenze – ha proseguito Giannacchi - e, infatti, da noi trovano tutto quello che c’è in un vero locale: musica, luci, coreografie, divertimento e un bar, provvisto, unicamente, di bevande analcoliche”.
Differenti per ambito d’intervento, ma del tutto simili per dedizione sono l’associazione Pollywood di San Benedetto Po, rappresentata da Stefania Pincella, ragazzi appassionati di cinema che hanno dato vita ad una rete internazionale in continua espansione e Smarties, rivista edita dai ragazzi di seconda generazione immigrata, interessantissimo esempio di come l’integrazione possa passare attraverso la comunicazione e il racconto diretto di esperienze tutt’altro che semplici. Presente la redattrice capo Laura Catalina Mendez. Con i successivi interventi di Matteo Parrinello, coordinatore del progetto Residenze Creative di Sabbioneta, di Ton Vilalta, anima di Lab.Com, uno degli esempi più felici e innovativi presenti sul territorio mantovano e di Mita Monicelli della cooperativa Sinergo, protagonista di uno splendido lavoro fatto con gli M4e, ragazzi precipitosamente definiti “difficili” e oggi esempio di dialogo con le istituzioni, si è conclusa la parte del convegno dedicata all’esperienza diretta dei giovani e si è tornati all’ambito più istituzionale. Particolarmente interessante il contributo di Riccardo Grassi, ricercatore IARD Milano. “La nostra società compirà un salto di qualità solo quando si arriverà a comprendere che i giovani non sono una risorsa per i propri coetanei, lo sono per l’intera società”. Con queste parole, Grassi ha voluto concludere il proprio intervento che in precedenza aveva toccato vari aspetti del mondo giovanile: dall’essere target commerciale, alla vastità della materia che impone riflessioni ad hoc. “Devo essere onesto - ha aggiunto- mi preoccupa il fiorire di tanti assessorati alle politiche giovanili, il rischio è quello della delega. Se i giovani fossero intesi realmente come una risorsa, ogni assessorato si occuperebbe di loro”. Infine il confronto tra don Giampaolo Ferri responsabile della pastorale giovanile della diocesi di Mantova e Mattia Palazzi, presidente regionale dell’ARCI. Entrambi, anche se in ambiti opposti, con una lunga militanza alle spalle nel mondo dell’aggregazione giovanile. Se il primo ha messo in evidenza alcuni problemi aperti, come la difficoltà da parte della chiesa di mettere in campo una progettualità di “rete”, di esplorare quelli che ha definito “nuovi territori antropologici” e di passare da un modello di insegnamento unicamente ecclesiastico ad uno che benefici di esperti del settore e che quindi perda la sua gratuità, Palazzi ha parlato dei circoli ARCI come di laboratori di democrazia, all’interno dei quali i ragazzi sperimentano la concertazione, il dialogo, il rispetto dei ruoli e delle competenze altrui e l’assunzione di responsabilità. A completare la rosa dei relatori sono intervenuti, inoltre, Maria Carmen Russo, coordinatore della rete Informagiovani della Lombardia, Francesco Calcina, responsabile provinciale AGESCI e Giovanni Campagnoli, presidente della cooperativa Videogiovane di Novara.


