La rete dei servizi per la prima infanzia, quella a sostegno degli anziani e l’aggregazione giovanile. Sono questi gli indicatori attraverso i quali misurare la qualità della vita nel mantovano, a cui la Provincia ha dedicato tre seminari lo scorso week end nella cornice dell’auditorium del seminario vescovile di via Cairoli.
Un dato emerge: sia per i nidi che per le residenze per anziani, le famiglie fanno sempre più fatica a pagare le rette . inoltre nei servizi alla prima infanzia la parla d’ordine sembra essere flessibilità.
“Nei precedenti incontri del ciclo ‘Mantoverrà - Leggere il futuro’ organizzati in partnership con la Camera di Commercio - spiega il presidente della Provincia Maurizio Fontanili - abbiamo affrontato i problemi relativi alla competitività del sistema Mantova. Ci siamo soffermati sulle attività produttive, l’agricoltura e l’agroalimentare e sul turismo: abbiamo cercato di tracciare delle possibili linee guida per lo sviluppo nel breve e medio termine. Ora guardiamo alla qualità dei servizi. Abbiamo l’ambizione di fare riferimento a tutto il territorio, alle grandi realtà e alle piccole comunità territoriali. Continuiamo a essere convinti che la qualità della vita sia nel complesso migliore nei piccoli centri, dove ognuno ha la possibilità di riconoscere se stesso e di essere riconosciuto. A condizione però che i servizi funzionino bene, altrimenti chi vive in queste realtà è naturalmente indotto a pensare che una buona qualità di vita possa realizzarsi sono nelle città. Se l’attenzione ai servizi decade allora la gente vuole andare a vivere in città. Spesso gli amministratori credono che lo sviluppo di una comunità coincida con la crescita del numero di case e degli abitanti. Per me non sono questi gli indici da considerare per valutare il progresso e lo sviluppo di una determinata realtà, o per lo meno non sono i soli. Naturalmente vi è un problema di organizzazioni locali e sovralocali, di costi e di innovazione”.
il tema degli asili nido è un problema primario delle famiglie. Le giovani coppie hanno meno figli rispetto ai loro genitori: tra i molteplici motivi di questa scelta, vi sono anche i problemi di lavoro delle madri e il fatto che non vi siano strutture e servizi adeguati per accudire i bambini mentre le mamme e i papà sono al lavoro.
Nel mantovano ci sono 83 strutture per la prima infanzia per 2069 posti: si tratta di asili nido, micro nidi, nidi famiglia e baby parking. Il pubblico è preponderante sul privato: le liste di attesa sono nei nidi pubblici e non ovunque. “Ci sono infatti aree del territorio dove restano posti vuote e altre dove c’è carenza – afferma l’assessore provinciale alle politiche sociali Banzi -. Occorre quindi una migliore programmazione dei posti autorizzati e un più efficace coordinamento. Questo può avere indubbi benefici anche sulle rette”.
“La famiglia è una realtà in continua evoluzione e di conseguenza devono aggiornarsi anche i servizi per la prima infanzia” ha rimarcato Vittorio Uccellini direttore azienda sociale del Cremonese. Giovanna Pelizzoni della cooperativa “Il cortile” di Cremona ha portato l’esperienza del sistema educativo privato: dal nido aziendale alla gestione del nido dell’Ospedale di Cremona (aperto sino alle 21.45).
Caterina Masè ha portato l’esempio delle tagesmutter, (mamme di giorno): micro nidi con massimo 5 bambini, organizzati presso abitazioni private.
Passando ai servizi per gli anziani, i 3350 posti autorizzati presso le 48 strutture coprono il fabbisogno locale. “Rimane urgente la differenziazione dei servizi e l’individuazione di alternative alla casa di riposo” ha rimarcato l’assessore Banzi.
“Il centro diurno per anziani è una possibilità – ha ricordato Giovanni Gelmini, geriatra e direttore del dipartimento cure primarie del distretto Valletaro e Ceno di Parma -. Da noi si organizzano attività motorie, ricreative, corsi di pittura, si pratica la musicoterapica. Il punto debole di queste realtà? Il trasporto dell’anziano da casa al centro diurno e ritorno”. Un raffronto tra le politiche per gli anziani della Lombardia e quelle della Regione Emilia Romagna lo ha proposto Nando Bambini presidente RSA I Girasoli di Cerese: “La prima ha aumentato costantemente il numero dei posti letto mante4nendo invariato il contributo per la retta. La seconda ha mantenuto fisso il numero dei posti letto e ha accresciuto il contributo alle famiglie per le rette mensili”. Un innovativo sistema di gestione a domicilio dell’anziano è stato quello presentato da Tbs Group di Vicenza: dalla telemedicina al telesoccorso per anziani autosufficienti e non.


