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Le Chiese della Riviera del Po

se-non-oraFestini a luci rosse, scambi di favori tra politici e imprenditori, importanti posti elettivi ceduti ad amanti, amiche e portaborse in cambio di favori sessuali e fedeltà assoluta. Le nostre sorti di giovani e di cittadine e cittadini sono in mano a gente frivola e spregiudicata, ricattabile e ricattata, preoccupata dei propri affari privati e delle proprie serate di divertimento più che dello sviluppo e del futuro del Paese.

Oltre allo spettacolo degradante di una corruzione che non ha più vergogna di se stessa, ma che anzi si pavoneggia impunita senza timore di mandare il nostro paese allo sfascio, dobbiamo assistere all’ingiuriosa degradazione dell’immagine della donna, ridotta – oggi più che mai – ad un corpo mercificato, non solo attraverso la pubblicità e i programmi televisivi, ma anche sulla scena istituzionale.

Crediamo sia giunto il momento di dire BASTA a tutto questo e di riflettere insieme – donne e uomini – su come sia stato possibile arrivare a tale punto. Lanciamo perciò un appello che dà voce all’indignazione delle donne, che ne riafferma libertà e dignità, quelle stesse che ciascuna di noi ogni giorno si conquista con fatica e intelligenza e senza scorciatoie. Un appello che unisce giovani e meno giovani, donne e uomini, per uscire finalmente da questo degrado culturale e politico, in cui gli obiettivi prioritari sono diventati il facile guadagno, il disprezzo per la legalità ed il bene comune, la mercificazione delle persone. In questo scenario alle donne viene chiesto di vendere il proprio corpo e di abdicare alla propria intelligenza. Ma la maggioranza delle donne non si piega a questo diktat, rivendica la propria autonomia e le proprie competenze.

Non si tratta di un giudizio morale su altre donne: il nostro pensiero è già altrove.

Ci sono momenti in cui le differenze vanno rese visibili per rendere più forte la solidarietà e condivisione di una lotta, per questo non possiamo permetterci di stare a guardare: c’è un tempo per la riflessione e c’è un tempo per l’azione.

Il 13 Febbraio saremo in piazza con le nostre facce. Le facce di chi vive con la volontà di insegnare ai propri figli che sono l’impegno e le competenze maturate con l’esperienza e lo studio a portare al giusto riconoscimento. Le facce delle giovani e dei giovani che hanno il diritto ad una vita fatta di scelte consapevoli e che vogliono dare valore alla loro dignità, alla loro intelligenza, al loro sentire.

“Se non ora quando” è lo slogan usato a livello nazionale per questa manifestazione, e forse non tutti sanno che parte proprio da Mantova, dalle rivendicazioni sindacali delle lavoratrici della ditta Corneliani, la ripresa di questo importante messaggio.

Quel che accade nel nostro Paese offende le donne ma anche gli uomini che non si riconoscono nella rappresentazione di una sessualità maschilista ed indecente e in questo modello di relazioni, nella miseria di una classe dirigente che ha fatto del sovvertimento di ogni regola il suo punto di forza. E’ a queste donne e a questi uomini, che si riconoscono altrove, che chiediamo di essere con noi Domenica 13.

Se non ora, quando?