10.008 iscritti nel 2010 ai Centri per l’Impiego di Mantova e provincia, 58.538 avviamenti al lavoro e 52.348 cessazioni di rapporti professionali.
Sono solo alcuni dei dati presentati in occasione della convocazione a Palazzo di Bagno del Tavolo permanente per il monitoraggio della crisi economica e occupazionale.
Una particolare attenzione è stata posta sulla percentuale di giovani disoccupati che nel mantovano si attesta attorno al 20%. Una percentuale più bassa rispetto alla media nazionale, ma comunque di un certo rilievo.
Per quanto riguarda la cassa integrazione, nel 2010 sono state autorizzate dall’Inps 2.201.026 ore per l’ordinaria, 2.478.362 per quella straordinaria e 3.474.890 per quella in deroga, per un totale di 8.154.278 ore autorizzate.
“Nel primo bimestre 2011 i dati sugli iscritti si attestano a 1.549 persone in cerca di occupazione, gli avviamenti registrati sono 10.623 e le cessazioni 6.877 – ha rimarcato il presidente della Provincia Maurizio Fontanili intervenendo in apertura dei lavori del tavolo che ha visto la presenza di sindacati, categorie economiche e amministratori locali -. In gennaio le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps sono state in totale 574.362”. In aumento gli iscritti alle liste di mobilità e lieve balzo in avanti per gli avviamenti al lavoro nel 2010 rispetto all’anno precedente. E per chi viene assunto, la forma di contratto che prevale è quella a tempo determinato. Il settore del commercio e dei servizi sembra essere quello che dà maggiori sbocchi, mentre più in affanno sono l’industria e l’agricoltura. Forte crisi per la il mondo delle costruzioni.
Insomma, alcuni timidi cenni di ripresa si iniziano a vedere ma il dato occupazionale resta pesante. A lanciare nuovi allarmi è stato poi il sindaco di Ostiglia Mazza. Nella città dio Cornelio 150 famiglie stanno vivendo ore di grande apprensione dopo la notizia della delocalizzazione di un’impresa del settore biomedicale di Mirandola dove lavorano molti ostigliesi e le voci di chiusura di un’altra azienda a Ostiglia.
Momenti non facili anche per disabili e immigrati, due categorie più fragili su cui la crisi occupazionale inizia a farsi sentire pesantemente. E i sindacati hanno lanciato la proposta di cambiare nome al tavolo: non più della crisi occupazionale ma per lo sviluppo. Un forte appello a ritrovare e recuperare il valore della responsabilità sociale d’impresa è arrivato dall’assessore provinciale alla formazione e al lavoro Carlo Grassi.


