header

Le Chiese della Riviera del Po

logo_confesercentiLo scorso 20 luglio è stata definitivamente approvata la legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri”, entrata in vigore lo scorso 1° settembre. La nuova normativa introduce un importante principio secondo il quale sarà consentita la vendita dei libri ai consumatori finali con uno sconto massimo rispetto al prezzo di copertina del 15 per cento. 

La legge però consentirà agli editori di realizzare, con la sola esclusione del mese di dicembre, speciali campagne promozionali della durata massima di un mese, non ripetibili, nel corso delle quali il prezzo potrà essere ridotto fino ad un massimo del 25 per cento.

A rimetterci, come sempre, sono i commercianti al dettaglio (librerie, edicole, cartolerie), liberi cioè non legati ad un marchio editoriale, che vedono risicato sempre più il proprio margine.

I venditori, per espressa previsione di legge, devono in ogni caso essere informati delle campagne promozionali decise dagli editori e messi in grado di partecipare alle medesime condizioni, fatta salva la facoltà di non aderire a tali campagne. Occorrerà ovviamente verificare come gli editori intenderanno garantire l’esercizio di tale diritto da parte dei venditori al dettaglio.

 

Davide Cornacchia, Direttore di Confesercenti Mantova, esprime perplessità e preoccupazione in seguito all’introduzione di tali principi: «Si dice che questa legge sia un punto di partenza ma c’è da sperare che il secondo passo si faccia in tempi più rapidi rispetto a quelli fino ad ora impiegati – commenta - altrimenti avremo una legge migliorata ma le librerie indipendenti nel giro di poco tempo saranno costrette a chiudere.

A mio parere – prosegue Cornacchia - lo sconto massimo previsto del 15 per cento è ancora troppo alto, sia rispetto alla situazione italiana, sia rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei, dove oscilla tra il 5 per cento (Francia e Spagna) e il 10 per cento (Germania).

La possibilità data agli editori di realizzare campagne promozionali fino al 25 per cento, poi, è un elemento non secondario di alterazione del mercato, date le blande considerazioni poste dalla legge per poterle effettuare. Il risultato abbastanza prevedibile sarà uno sconto medio annuale ben superiore al 15 per cento.

Infine - continua Cornacchia - questa legge si astiene dal regolamentare l’importantissimo settore dei libri scolatici: una pecca non da poco, se si considera che le condizioni economiche cui sono sottoposti librai e cartolibrai che vendono testi per la scuola sono addirittura peggiorati rispetto a quelle del resto dell’editoria: lo sconto medio su un testo scolastico oscilla tra il 15 e il 17 per cento, e questo spiega perché sempre più colleghi abbandonino questo settore. Dunque, questa legge non risolve di sicuro i problemi. D’altra parte, è il frutto di una distorsione tipicamente italiana: solo nella nostra editoria, infatti, chi fa l’editore è lo stesso che stampa e distribuisce libri.

Il “peccato originale” della legge – conclude il Direttore di Confesercenti - sta proprio in questa situazione di oligopolio che ne spiega i limiti: è evidente che l’editore che edita, stampa, distribuisce e vende (e che gonfia i prezzi per poi fare sconti apparentemente generosi) mal sopporta un mercato regolamentato nel quale vigono le corrette leggi di mercato».