I commercianti non si sentono sicuri. E quelli che rischiano di più sono i benzinai. E’ questo il dato che emerge da un’indagine Ispo condotta da Renato Mannheimer, cui ha collaborato anche Faib - Confesercenti, il sindacato dei gestori degli impianti di carburante.
I commercianti delineano un quadro di insicurezza diffusa. Dall’indagine emerge preoccupazione soprattutto per quanto riguarda proprio coloro che gestiscono un esercizio pubblico. Il 35% degli intervistati rivela di aver subito, in passato, almeno un furto. E un commerciante su dieci confessa di possedere un'arma. I momenti di apertura e di chiusura degli esercizi sono quelli che preoccupano di più.
Queste percentuali rispecchiano lo stato di malessere che riguarda tutti i gestori di carburanti in Italia (circa 24.500 operatori). Sulla scorta delle denunce rilevate dalla categoria, si calcolano annualmente oltre 2 mila episodi malavitosi sugli impianti stradali, episodi sollecitati dall’enorme mole di denaro che passa dalle stazioni di servizio.
«I dati - commenta il presidente Faib Mantova, Raffaele Figliuolo - dimostrano che i gestori, con i tabaccai, costituiscono la categoria che si sente più insicura all'interno della propria attività, soffrendo una percezione del rischio più alta di altre categorie come gioiellieri, ristoratori e farmacisti. L’elemento che maggiormente preoccupa, in caso di rapine ed atti malavitosi, vede al primo posto (37,6%) il furto del denaro nella cassa, e a seguire il pericolo personale. Le ragioni per le quali i gestori mettono al primo posto la difesa del denaro, addirittura dopo quella della persona, sono da ricercarsi nel fatto che in caso di rapina il gestore deve rifondere tutto l'incasso.
E’ appurato – conclude Figliuolo - che i distributori di carburanti sono il bersaglio preferito della delinquenza organizzata, della micro-criminalità, di tutti gli sbandati. L’attività di vendita carburanti, in questo senso, si caratterizza come una vera esposizione al pericolo, che aumenta in determinate circostanze, come quelle che si realizzano sugli impianti lungo le grandi arterie e sulla viabilità veloce, o nei punti isolati e nelle aree disagiate e in certe fasce orarie. Una situazione che richiede un intervento teso a diffondere maggiormente la moneta elettronica, che però ad oggi costa troppo, sia per i gestori, sia per i consumatori».


