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Le Chiese della Riviera del Po

"È difficile che i sermidesi possano dimenticare le terribili angosciose ore vissute sulle trincee del Po, come qualcuno ha voluto definirle, nelle giornate del 13, 14, 15 Novembre 1951."

Sono le parole che Fernando Villani scriveva per la Gazzetta di Mantova il 20 novembre 1951 appena qualche giorno dopo i fatti. Sono passati 60 anni ed effettivamente la memoria di quei lontani accadimenti è ancora viva in coloro che vissero quelle giornatel. Alle nuove generazioni il compito di non disperderla.

Così continua la cronaca:Piena_1951_166x240

 

Già durante la notte del 13, la situazione cominciava a preoccupare per il continuo salire delle acque che superavano ormai la quota massima di m. 8,47 raggiunta con la piena del 1917. l’allarme era già stato dato e i primi operai, reclutati durante la notte dall’Arma dei Carabinieri locali, al comando del m. Bonato, avevano riempito alcune migliaia di sacchi di terra per tamponare le prime falle.

Al mattino del 14 la situazione si aggravava: il Po cresceva di 8 – 9 centimetri l’ora e le sue acque avevano ormai raggiunto il soglio arginale. La situazione apparve subito nella sua gravità alla Bonifica Reggiana Moglia e a quella Reverese. Nelle quattro curve gli argini erano più bassi di oltre un metro. Pure grave era la situazione nella curva arginale all’inizio dell’abitato di Sermide. In questi luoghi le acque tracimavano.

Intanto gli altoparlanti, disposti in punti strategici dell’abitato, lanciavano appelli alla popolazione perché contribuisse ai lavori di rinforzo e di soprassoglio delle arginature. L’appello non rimase inascoltato: tutti i cittadini, uomini, donne, bambini, vecchi abili e inabili, sacerdoti, artigiani, impiegati, operai, insegnanti, studenti, tutti insomma accorsero sulle rive con sacchi vuoti, arnesi, autocarri, automobili, autocorriere, per fornire la loro opera. Era un esempio commovente di solidarietà e fraternità contro un nemico implacabile che non lasciava respiro. Le donne e i bambini diedero prove di resistenza non comune.

Intanto i lavori proseguivano febbrilmente sotto la guida tecnica dell’Ufficiale Idraulico Vincenzo Viglioni, validamente coadiuvato da altri tecnici. Ma tutti i servizi logistici e di collegamento erano magistralmente diretti dal Sindaco di Sermide, sig. Vasco Boni, il quale ha lasciato nulla di intentato per fronteggiare di petto la situazione.

Nell’operoso sforzo i sacchi messi a disposizione dal Genio Civile diminuivano rapidamente: Zuccherificio, ditte privare e cittadini allora davano fondo alle ultime scorte affinché un materiale divenuto tanto prezioso non venisse a mancare fino all’arrivo di altri sacchi che il Genio aveva già spedito.

Intanto a mezzogiorno del 14 giungevano i primi rinforzi costituiti da agenti di un Battaglione di Polizia Mobile di stanza a Cesena e dei Carabinieri di Asola al comando del ten. Marzato, i quali con veloci autocarri congiuntamente a quello sermidesi producevano un ottimo servizio di insaccamento e di consegna nei punti dove la situazione era disperata.

Mentre cadevano le tenebre, venivano installati alle Bonifiche potenti fari per illuminare le pericolose curve dell’argine. Con le tenebre cedevano anche l forze dei volontari che da oltre venti ore lavoravano febbrilmente: non cadevano però la volontà e il coraggio.

Intanto, verso le 17 la situazione si aggravava anche alle Grossine. Là, l’acqua tracimava e i sacchi non contenevano che debolmente al forte corrente. Fino a tale ora, sulla fascia arginale de Po , nella zona di Sermide, erano stati collocati oltre 50 mila sacchi e in talune zone il soprassoglio era alto un metro, mentre le acque non accennavano a fermarsi nel loto ritmo crescente, giungevano nella nostra zona forze fresche dai Comuni di Finale Emilia, Carpi,Poggio Rusco, Mirandola, le quali avevano accolto l’accorato appello lanciato loro dalla nostra autorità comunale.

Quelli, senza indugio, collocavano a migliaia sacchi nelle località dove le speranze di tenuta erano pressoché nulle. In molti casi, per le forti ondate, il soprassoglio era sul punto di cedere: solo a forza di spalle e a forza di braccia poté resistere la violenza delle acque che da ogni parte filtravano e tracimavano.

Il culmine del pericolo di rottura degli argini fu alle 20: i luoghi destanti le più serie preoccupazioni erano indubbiamente le Grossine, le quattro curve delle Bonifiche, l’argine del campo sportivo; mentre si erano formati alcuni fontanazzi dei quali uno era pericoloso. In ispecie alle Grossine si dovette costruire un arginello e una contro coronella per contenere le acque oltre la sommità arginale.

Pareva ad un tratto che tutte le fatiche della giornata dovessero sfumare e si dovesse abbattere nella nostra zona la tragedia, perché nulla poteva ormai fermare l’impeto delle acque sempre più travolgenti. A quell’ora, la punta massima della piena era di m.9,47, cioè m. 1,27 oltre la massima piena registrata nel 1917.

Alle 22 finalmente la piena dava segni di sosta; era la rotta di Occhiobello che assorbiva milioni di metri cubi di acqua e vi era un ristagno nella crescita. Dopo la mezzanotte iniziava la lenta decrescita che continuava costantemente.

Il giorno successivo si dovette intensificare il servizio di guardia onde prevenire frane, fontanazzi e cedimenti che potevano essere causati da sbalzi di livello delle acque durante la decrescita. Questa la cronaca angosciosa delle tre giornate.

Ed ora alcuni dati per dimostrare quale spiegamento di forze siano state mobilitate: cittadini volontari e militari impiegati negli sbarramenti 2.500 su una fascia arginale di 20 chilometri; automezzi in servizio 40; sacchetti usati 67.000 per un soprassoglio lungo 3100 metri. E questi i danni più notevoli riscontrati fino ad oggi: famiglie alluvionate 33; case sommerse 22; crollate 3; capi di bestiame perduti 34; 4 golene invase dalle acque per un’area di ettari 150. Un giornale emiliano era uscito nella giornata di giovedì 14 con la notizia che Sermide era sommersa dalle acque: niente di più infondato o falso. Solo l’ardore e la tenacia dei cittadini sermidesi senza distinzione di classe aveva operato il miracolo. Il 29 luglio 1848 Sermide aveva contenuto la pressione di un potente invasore: l’Austria. Oggi alla distanza di poco più di un secolo gli abitanti della “Leonessa del Po, ardita e forte” hanno nuovamente dato prova del loro valore contenendo un invasore forse più terribile: il Po e di ciò ne sono fieri. I sermidesi per alleviare le sofferenze dei nostri alluvionati e quelle più gravose dei fratelli del Polesine, hanno costituito un Comitato per l’Assistenza ai danneggiati del fiume Po. Il Comitato funziona già e si ripromette di raccogliere buoni frutti.

I nostri cittadini, i quali ebbero lo spettro dello squallore e della miseria fin troppo vicino, non mancheranno di porgere il loro aiuto a chi già soffre troppo. E’ questo un dovere che essi sentono forte.