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Le Chiese della Riviera del Po

logo_prov_nuovoRischiano di vedersi chiuso il pozzo da un giorno all’altro e di dover attendere mesi prima di ottenere una nuova concessione per derivazioni idriche per uso igienico, industriale e irriguo. Senza contare i costi, stimati in almeno 5 mila euro, che potrebbero dover sostenere per la dismissione del pozzo attuale, le procedure di richiesta per una nuova derivazione idrica e la realizzazione di un nuovo pozzo. Il tutto senza contare l’eventuale multa per l’uso dell’acqua da un pozzo non più autorizzato.

Solo nel mantovano sono più di 5000, ma in tutta la Lombardia sono decine di migliaia, le utenze di derivazione di acqua pubblica sotterranea scadute e che non sono state rinnovate entro i tempi stabiliti dalla normativa vigente. Il problema riguarda i decreti di concessione rilasciati con procedura semplificata dalla Regione Lombardia negli anni 2001 e 2002: la loro durata è infatti decennale, poi scadono. Ma molte aziende industriali, artigianali ed agrozootecniche non hanno provveduto al rinnovo.

Da qui la richiesta alla Regione dell’assessore provinciale alle politiche per la sostenibilità ambientale Alberto Grandi di una proroga dei termini. “Insieme al collega della Provincia di Brescia Stefano Dotti abbiamo scritto all’assessore regionale all’ambiente Marcello Raimondi per segnalare un problema che interessa migliaia di cittadini lombardi. I decreti rilasciati dal Pirellone negli anni 2001 e 2002 hanno avuto il pregio di regolarizzare con pochi provvedimenti cumulativi migliaia di utenze ma la scadenza di tali atti ora sta comportando notevoli problemi nella gestione delle procedure di rinnovo. Nonostante la Provincia abbia dato avviso dell’approssimarsi della scadenza le domande di rinnovo arrivate riguardano solo il 50% delle utenze a suo tempo autorizzate. Di questo abbiamo informato anche il presidente dell’Unione Province Lombarde Leonardo Carioni”. Gli uffici del settore ambiente della Provincia di Mantova a cui competono sia le concessioni che i rinnovi delle stesse, in effetti è da mesi che stanno seguendo con particolare attenzione il problema. Dapprima hanno sensibilizzato sull’argomento le organizzazioni del mondo agricolo affinché si facessero intermediarie con le aziende loro associate della necessità di procedere al rinnovo della domanda (che andava presentata tra i 2 anni e i 6 mesi prima della scadenza). Poi scrivendo alla Regione, già nel 2009, per chiedere di poter accogliere le domande arrivate anche dopo il termine utile. Anzi, l’ente di via Principe Amedeo comunicò a Milano che qualora non avesse avuto risposte in merito, avrebbe accettate le domande di proroga anche se fossero arrivate oltre scadenza. “Adesso però le indicazioni regionali sono arrivate e stabiliscono che non si possono accettare domande pervenute oltre i termini sopra ricordati. Dopodiché la Regione chiede di procedere con la cancellazione dell’utente dalla banca dati della Regione Lombardia e di imporre la chiusura del pozzo”. Ma l’assessore Grandi punta l’attenzione anche sugli aspetti ambientali della vicenda: “chiudendo i pozzi attuali a chi non presenta la domanda di rinnovo della concessone, mettiamo di fatto queste persone nella condizione di dover procedere alla richiesta di infissione di nuovi pozzi. Questo significa aumentare le vie preferenziali di comunicazione tra le falde idriche e quindi accrescere la vulnerabilità delle falde medesime. E’ una prospettiva a cui francamente non siamo favorevoli”.

Dell’argomento si è occupato anche il consigliere regionale Giovanni Pavesi presentando un emendamento al progetto di legge 146 “Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione”: l’esponente del Pd aveva chiesto di inserire e votare l’emendamento che prevedeva la proroga della scadenza delle concessioni per piccole derivazioni rilasciate con procedura semplificata. L’emendamento non è stato accolto ma la Regione, secondo quanto riferito dal consigliere, “si è impegnata a prorogare la scadenza con un successivo provvedimento”.