Paolo Goldoni, presidente della Coop. Il Ponte, dice:
Di cosa si tratta?
“In via Mirandoletta 17 a Pieve di Coriano, la struttura è messa a disposizione della cooperativa Il Ponte da parte della Fondazione della Comunità Mantovana attraverso una convenzione/comodato per la durata di 1 anno, da giugno 2007 a giugno 2008..
Il progetto è nato a seguito di un generoso lascito della Sig.ra Lina Panina, recentemente scomparsa, e dalla volontà e sensibilità della Fondazione della Comunità Mantovana che ha finanziato e seguito la ristrutturazione e gli arredi. Con la ristrutturazione totale della vecchia casa si è trasformata la struttura in 6 appartamenti nuovi di zecca. Due di questi riguardano il progetto “Vado a vivere da solo”, gestito dalla cooperativa sociale Il Ponte di Sermide.
Questa iniziativa di “scuola di autonomie” è unica in tutta la provincia di Mantova e nei comuni limitrofi di Emilia Romagna e Veneto, tale da dimostrare interesse anche presso altre realtà che sono venute a visitarla, con lo scopo di replicarne il modello anche altrove.
Vivo interesse è stato dimostrato anche da associazioni del nostro territorio che, in collaborazione con Il Ponte, hanno scelto di usare Casa Matilde per iniziative pubbliche, corsi e riunioni.”
Gli obiettivi:
Cristina Benatti, direttore tecnico della coop. Il Ponte, dice:
L’intento è quello di promuovere un modello di risposta verso i disabili e le loro famiglie, basato su forme d’intervento quali:
1) sollievo temporaneo alternativo all’istituzionalizzazione,
2) forme di soggiorno-week end, come esperienza di vita extrafamiliare,
3) residenzialità temporanea in caso di emergenza delle famiglie.
Oltre a questi obiettivi “diretti”, è questa l’occasione per poter lavorare in modo più completo anche coi famigliari di disabili, permettendo loro di:
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orientarsi in previsione del “dopo di noi”, sperimentando nuove forme di residenzialità,
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vivere momenti senza il contatto diretto col familiare, favorendo così il buon distacco temporaneo.
I primi risultati:
Vado a vivere da solo è un progetto che ha colmato un bisogno che finora era senza risposta. Ha riempito un vuoto, una necessità di arricchimento non solo per i disabili e per le loro famiglie, ma anche per tutto il territorio.
Dopo 7 mesi di attività abbiamo raccolto segnali positivi e di speranza che ci spingono a proseguire e a dare continuità al progetto. L’invito a proseguire ci viene da comuni e associazioni, ma in modo molto marcato dai familiari di chi ne usufruisce e dagli utenti disabili stessi. Questi infatti toccano con mano il prezioso aiuto di questa iniziativa.”
Cosa si fa? E perché?
Simonetta Bellintani, coordinatrice di Casa Matilde, Il Ponte, dice:
“Quotidianamente, con la presenza costante di operatori specializzati come educatori professionali ed operatori socio sanitari, è questa l’occasione per sperimentare nuovi ambiti di vita come il fare la spesa, cucinare, fare una lavatrice e stirare, caricare la lavastoviglie e fare le pulizie di casa.
Tutte attività che a prima vista possono sembrare semplici e banali, ma che svolte da disabili rappresentano dei grandi passi in avanti verso le autonomie, e che danno grande gratificazione a loro stessi, ai loro familiari e di riflesso produconono per il territorio la cultura dell’integrazione.


