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Le Chiese della Riviera del Po

 

logo CGIL 160x240Sono diminuite del 43,73% le pensioni liquidate nel 2011 e il dato tendenziale dei primi otto mesi del 2012 segna un ulteriore diminuzione dei lavoratori che raggiungono i requisiti per andare in pensione. Il dato è particolarmente elevato e superiore al calo delle nuove pensioni a livello nazionale del 35,5%.

Anche i dati confrontati suddivisi per tipologia evidenziano un vistoso calo ai danni della Provincia mantovana:

A livello nazionale, le pensioni di anzianità subiscono un calo del 44,01%, le pensioni di vecchiaia – 28,70%. A Mantova il dato è più alto, pensioni di anzianità – 46,13% e pensioni di vecchiaia – 58,09%. Tengono le pensioni di reversibilità per il semplice motivo che non dipendono dall’età anagrafica o dal numero dei contributi versati, ma esclusivamente dalla morte del coniuge. I dati sono relativi alle pensioni Inps.

Le conseguenze del crollo dei lavoratori che vanno in pensione è il frutto dei pesanti provvedimenti del Governo Berlusconi e della riforma previdenziale Monti-Fornero, un insieme di interventi iniqui che mancano di qualsiasi gradualità – commenta il segretario generale della Cgil di Mantova Massimo Marchini - riforme fatte con il solo obiettivo di fare cassa e colpire pesantemente i diritti delle donne, dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati. Recentemente il Presidente Monti, ha ammesso che nella sua azione di governo sono stati fatti degli errori: non c'è alcun dubbio che quello sulle pensioni è stato un grave errore, perchè non si può aumentare di colpo l'età pensionabile delle lavoratrici di 5, 6, o anche di 7 anni, costringendo a lavorare - senza nessuna distinzione tra i tipi di professione - fino a 70 anni”. Non solo: il Governo ha aumentato il requisito dei 40 anni di contribuzione per il diritto a pensione indipendentemente dall'età anagrafica e ha prodotto il grave problema degli esodati, molte lavoratrici e molti lavoratori rischiano di rimanere per un lungo periodo di tempo senza alcun sostegno economico e senza pensione. “A tutto questo si aggiunge il problema del ricambio generazionale. Se i lavoratori anziani non vanno in pensione si toglie il futuro occupazionale ai giovani, che in certi settori potrebbero perdere anni preziosi di esperienza per inserirsi nel mercato del lavoro, senza nel frattempo investire in alcun modo nel proprio futuro, non solo professionale ma anche personale e famigliare”. Conclude Marchini.

 

La CGIL ritiene che la partita delle pensioni non sia chiusa, per quello chiede al futuro governo di correggere le iniquità e le ingiustizie prodotte dalla riforma Fornero, a partire dalla risoluzione del problema esodati per ripristinare una vera flessibilità e comunque, fin da oggi, prevedere una maggiore gradualità per l'età di pensionamento delle donne e rivedere complessivamente la normativa sui lavori usuranti nella consapevolezza che “i lavori non sono tutti uguali”.

 

 

 

Valeria Dalcore - Ufficio stampa Cgil Mantova
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