La casa dovrebbe essere un luogo sicuro per la donna, come la propria società e la propria cultura: in moltissimi casi purtroppo questo non accade e si trasforma in una gabbia di abitudini e pregiudizi culturali.
Le maggiori violenze domestiche protette dalle influenze culturali sono la lapidazione, l’infibulazione e la violenza sessuale e psicologica. La violenza domestica contro le donne appare un aspetto fortemente sottostimato per vari e complessi motivi d’ordine psicologico e culturale. La famiglia assume ancora un aspetto portante della vita individuale delle persone, ma anche un’istituzione sociale. Inoltre, la vergogna, nonché la sudditanza, la prostrazione psicologica e la paura, che impregnano la vita di chi subisce la violenza, rendono particolarmente difficile l’emergere di questi fenomeni. Questi aspetti, ma non solo, fanno sì che sia chi la vive, sia chi ne viene a conoscenza, spesso nega, giustifica o minimizza la gravità di quanto sta accadendo.
In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo, purtroppo la stragrande maggioranza di loro non denuncia (alcune ricerche effettuate dalle maggiori associazioni contro la violenza domestica rivelano che nel nostro Paese muore una donna ogni 2 giorni vittima di violenza domestica). Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale, secondo gli ultimi dati Istat.


