Da un lato l’Istat, che segnala come la fiducia delle imprese a febbraio sia ancora in caduta libera; dall’altro la Cgia di Mestre, secondo la quale le piccole realtà produttive italiane sarebbero ormai alle prese con un vero e proprio boom di protesti e sofferenze: almeno una su due non riuscirebbe più a pagare gli stipendi ai propri dipendenti. Un disagio dalle ripercussioni economiche e sociali che preoccupa Confesercenti, pronta a lanciare l’allarme. «Continua a pesare questa crisi infinita che determina pesanti incertezze e contribuisce a scardinare la pur ostinata tenuta delle imprese – commenta Massimo Rossato, Presidente di Confesercenti Mantova. - Proprio per questo motivo il calo della fiducia segnalato dall’Istat diventa un sonoro campanello d’allarme che i partiti non possono sottovalutare. Fare orecchie da mercante sui temi economici vuol dire ignorare colpevolmente il fatto che un prolungato stallo politico aggraverà inevitabilmente la situazione economica».Secondo Confesercenti la principale emergenza oggi è rappresentata dalle ripercussioni provocate dalla recessione su famiglie e imprese, a Mantova rese ancora più pesanti dalla crisi che sta colpendo anche aziende storiche come la Burgo. «Il vero banco di prova per le forze politiche è il ritorno alla crescita – aggiunge poi Rossato, - ovvero meno tasse, più investimenti per fermare l’emorragia di posti di lavoro e lo stillicidio di chiusure delle pmi. Le risorse si possono trovare da tagli coraggiosi della spesa pubblica e dei costi della politica, mettendo davvero la parola fine a sprechi e privilegi incompatibili con le gravi condizioni dell’Italia. Su questo versante ci aspettiamo rapide e chiare assunzioni di responsabilità dal nuovo Parlamento». 

