In data 07 luglio 2013 è stata inviata ai membri del Parlamento e ai Consiglieri Regionali con delega alla Salute una lettera avente ad oggetto il riconoscimento della cefalea come malattia sociale.
Questo obiettivo è già una realtà nella regione Veneto e risponde alle sollecitazioni dell’OMS che considera la cefalea cronica una malattia tra le più invalidanti; solo in Italia essa interessa circa 8 milioni di persone dei quali circa 2 milioni in forma cronica, vale a dire che presentano cefalea per quasi tutti i giorni del mese.
La nostra richiesta puntava all’introduzione del concetto di “malattia sociale” che, laddove riconosciuto, favorisce una migliore disposizione della Società Civile, nelle sue diverse forme, a farsi consapevole di un problema che ha grossa rilevanza Sociale: un provvedimento gratuito per la Spesa Pubblica, ma di notevole valore simbolico.
Alla nostra nota, recapitata ad una platea molto numerosa, trascorsi due mesi dalla spedizione, è stato dato riscontro dal Senatore Scilipoti, PDL, che ha telefonato personalmente; da una collaboratrice dell’Assessore alla Salute Regione Sicilia Rita Borsellino, PD; da Arianna Lazzarini Consigliere Regionale del Veneto, Lega Nord; da Fabio Rizzi, Presidente Terza Commissione Sanità Politiche Sociali della Regione Lombardia, Lega Nord; da Giovanni Favia, Consigliere Regionale Emilia Romagna, Gruppo Misto; da Giuseppe Scopelliti, Presidente Regione Calabria; da Fabrizio Santori, Consigliere Regionale Lazio, Gruppo La Destra; dall'On. Gianluigi Gigli 12^ Commissione, Gruppo Scelta Civica per l’Italia; da Davide Barillari, Consigliare Regione Lazio, M5S.
Come si potrà notare, alla data odierna si registra un ritardo, anche in termini di un semplice cenno di ricevuta, da parte della stragrande maggioranza di coloro che sono deputati a cogliere i bisogni della società civile e predisporne le relative soluzioni. Tali bisogni, tra l’altro, se intercettati mediante le testimonianze delle associazioni che sono portatrici di istanze di base, possono essere colti in maniera rapida.
Dispiace percepire, in questo silenzio diffuso, un’apparente indifferenza ad una richiesta di semplice sensibilità civile, che tuttavia fa la differenza tra l’esserci e il non esserci, perché denota un implicito disinteresse ad imprimere anche un ruolo pedagogico alle Istituzioni, nel far evolvere il costume a favore delle categorie più deboli, ma anche di contemperare in modo proficuo per entrambi le esigenze della produttività.
 Lara Merighi Contatti: Fisso 0532 975834 Cell. 338 2579679 e-mail - lara.merighi@gmail.com


