header

Le Chiese della Riviera del Po

pescatore 320x213"L'unico modo per impedire il saccheggio dei nostri fiumi padani è che Palazzo Celio fermi da subito le autorizzazioni temporanee ai pescatori che spesso vengono dall'estero. Solo cambiando in fretta il regolamento provinciale si potrà stroncare lo scempio sotto gli occhi di tutti.

E' così nel Po ma anche nel Canalbianco, nell'Adige, nel Brenta e altrove. Medesima situazione nei fiumi lombardo-emiliani spesso interregionali come il Po o interprovinciali come Il Canalbianco". In merito prende posizione il consigliere regionale veneto (polesano di Stienta) Cristiano Corazzari in seguito all'approvazione unanime dell'o.d.g. in consiglio provinciale a Rovigo l'altro ieri con l'obiettivo di rivedere la normativa sulla pesca di professione in acque interne, contingentando finalmente il numero di licenze agli stranieri, specie romeni, ungheresi e cinesi. Adesso è stata coinvolta la Regione Veneto in virtù di un'interrogazione appena presentata dal consigliere leghista Andrea Bassi, collega di Corazzari, in cui si denuncia l'uso distorto delle licenze a danno della fauna ittica e dei pescasportivi locali. "Mi sono subito attivato – prosegue l'avvocato Corazzari – presso il competente assessore Manzato e le sue strutture, il quale, nel prendere atto di questa particolare situazione di saccheggio ambientale, metterà a disposizione i propri uffici tecnici onde condividere coni referenti polesani le più opportune strategie operative da perseguire al fine di risolvere una volta per tutte il cronico problema sino ad arrivare a modificare la specifica normativa regionale". Sul Po lombardo-veneto-emiliano vere e proprie bande slave attuano una piratesca pesca di frodo nottetempo e di giorno, certe dell'impunità tramite mezzi illegali (dalla corrente elettrica sino ad arrivare all'esplosivo) a danno del pesce siluro poi esportato illegalmente sui mercati dell'Est Europa. La polizia provinciale, istituzionalmente proposta ma senza mezzi, fa quello che può ma il fenomeno è dilagante tanto che molte specie di pesci di acque interne vengono vendute anche sui mercati ittici veneti, mentre il saccheggio del Po è giunto ad un punto di non ritorno. Stessa sorte per gli altri fiumi padani. Manca una polizia fluviale a livello di coordinamento interregionale tipo Aipo che controlli ma soprattutto che sanzioni come fanno le fiamme gialle a Porto Levante o in laguna contro i vongolari sino ad arrivare al sequestro dell'imbarcazione e alla denuncia dei responsabili. L'intero settore produttivo della pesca è minacciato da questi veri e propri pirati, anche perché a causa del lassismo attuale si rischia addirittura un'invasione straniera. "Intanto è importante – conclude Cristiano Corazzari – che si muova il Veneto per tutelare le acque interne del Delta padano ma anche quelle rivierasche del Po da Melara a Porto Tolle. Mi muoverò a breve onde coinvolgere i competenti assessorati lombardo-emiliani poiché il problemi ai affronta e si risolve solo in virtù una stretta collaborazione interregionale".