Torna più rombante che mai il Pegoraduno delle due cavalli e derivate Citroen, come da tradizione nel Parco Florida di Pegognaga. Dal 20 al 22 giugno, a due passi dal centro storico del paese, le vere protagoniste saranno loro, le mitiche 2 cavalli e le cosiddette "derivate", cioè agli altri modelli Citroen costruiti sulla base della 2 CV, con cui hanno in comune il telaio e/o vari organi meccanici: Dyane, Mehari, Ami6 e Ami8, Visa, Furgonette AK e Akadyane, LN, Visa. Ma la passione non conosce limiti, quindi saranno benvenute anche le "sorelle grandi" della casa francese costruite fino agli anni 80 (per esempio le ineguagliabili DS, le CX, le GS, ecc.), senza dimenticare i famosi furgoni HY.
Il tutto è reso possibile da AutoElite SpA, concessionaria Citroen per Mantova e provincia, e con il patrocinio dei comuni di Pegognaga e Sabbioneta.
Info su Facebook: Pegoraduno 2cv e www.2cvclubitalia.com (topic: pegoraduno 2014)
Iscrizioni: email pegoraduno@gmail.com
tel: Bibo 338-8236387, Ste 338-8334511, Mario 348-7041196
Durante la manifestazione sarà presente il mercatino ricambi, particolarmente gradito dagli appassionati, e l'AutoElite esporrà le Citroen della nuova generazione.
L'invenzione del Pegoraduno Citroen si deve ad un'idea di un appassionato citroenista di Pegognaga, Bruno Baraldi, portata avanti insieme ad un gruppo di amici del posto. Dopo avere partecipato ad innumerevoli raduni 2CV in giro per l'Italia, Bruno ha pensato di replicare a Pegognaga le belle atmosfere di solidarietà e allegria respirate in quegli incontri. La prima edizione del Pegoraduno si era svolta nel settembre dell'anno scorso ed aveva riscosso un notevole successo, nonostante fossero ancora evidenti le tracce materiali e psicologiche del terremoto di fine maggio. Si pensi che in origine l'evento avrebbe dovuto svolgersi dall'1 al 3 giugno, e che appunto a causa degli eventi sismici era stata presa l'amara decisione di rimandarlo a tempi migliori. Forti dell'esperienza dello scorso anno, la truppa dei volontari è già pronta a fare ancora meglio per rendere piacevole e divertente la tre giorni duecavallistica. Per tutti sarà una bella occasione per trascorrere diverse ore in allegria, incontrando vecchi e nuovi amici con le loro amate quattro ruote del double chevron. Il tutto all'insegna della filosofia della Due Cavalli sintetizzata dalla celebre frase: "La 2 CV non è una vettura, ma un'arte di vivere".
Appuntamento quindi a Pegognaga all'insegna dell'amicizia, della fantasia, della semplicità, dell'amore per l'arte e la natura, della musica e della solidarietà: parte del ricavato sarà infatti devoluto a Il Ponte, Cooperativa Sociale Onlus che si occupa di oltre 80 persone disabili e delle loro famiglie sul territorio dell'Oltrepo mantovano e zone limitrofe di Veneto ed Emilia.
Le bicilindriche: storia e caratteristiche
Le Citroen 2CV e derivate (cioè agli altri modelli Citroen costruiti in base al medesimo progetto della CV, con cui hanno in comune il telaio e/o vari organi meccanici: Dyane, Mehari, Ami, Visa, Furgonette AK e Akadyane, LN, Visa, ecc.) montano tutte il caratteristico motore a due cilindri contrapposti con raffreddamento ad aria e cilindrata solitamente di 602 cc. Per la verità, la prima versione della 2CV era equipaggiata con un motore di appena 375 cc, poi portati a 425 e in seguito a 435 cc., mentre la Visa e la LNA avevano un cilindrata di 652 cc.. Si tratta di motori al tempo stesso semplici e rivoluzionari, affidabili e dai bassissimi costi di esercizio, con pochi cavalli di potenza ma capaci di macinare centinaia di chilometri alla velocità massima, che in pratica corrisponde a quella di crociera. Tutte qualità che, insieme alla leggerezza della carrozzeria, alla bontà delle sospensioni e alla leggendaria tenuta di strada in ogni condizione ambientale e di carico hanno permesso alle bicilindriche di compiere innumerevoli raid transcontinentali, attraversando anche i deserti africani e asiatici. Solo negli anni 70 si ricordano le imprese della Parigi – Kabul – Parigi, della Parigi – Persepolis – Parigi e del Raid Afrique.
Il progetto della 2CV viene da lontano, da prima della seconda guerra mondiale, quando la direzione Citroen volle creare un veicolo popolare allo scopo di motorizzare le campagne francesi, dove si utilizzava quasi solo la trazione animale. Le indicazioni che Pierre Boulanger, allora al vertice dell'azienda, aveva dato ai suoi ingegneri erano state chiarissime: "voglio un'auto capace di trasportare 4 persone e 50 kg di patate ad una velocità di 60 km/h e con un consumo di 3 litri per 100 km, con sospensioni che permettano di portare un cesto di uova attraversando un campo arato senza romperle, e deve entrarci un uomo con il cappello in testa senza che tocchi il soffitto."
Interrotto a causa del conflitto, il progetto venne ripreso nel dopoguerra e portato a compimento nel 1948 con la presentazione al Salone di Parigi. Da allora nulla di fondamentale è cambiato nel modello, nonostante la continua evoluzione ed i miglioramenti che però non ne hanno modificato lo spirito originario. La sua filosofia è rimasta quella di dare "il massimo dell'indispensabile" con il minimo costo.
Le utilitarie Citroen hanno fatto la storia della Francia del dopoguerra, come da noi le Fiat 500 e 600, e fino agli anni 80 sono state diffusissime in tutta l'Europa occidentale e nell'Africa ex francese. In Italia il modello che ha avuto più successo, specie fra i giovani, è stata la Dyane: tanti neopatentati degli anni 70 l'hanno scelta come prima auto, attratti dalla sua versatilità, dal confort e dalle prestazioni eccezionali rispetto alle altre utilitarie, dall'economicità e dalla semplicità della manutenzione. E poi la pubblicità di allora l'aveva lanciata come "l'auto contestatrice", e in quei tempi di contestazione era un messaggio fortissimo.
Invece la 2CV in Italia era piuttosto rara, troppo spartana e distante dai canoni estetici nostrani: negli anni 70 se ne vendeva 1 ogni 10 Dyane. Solo nel decennio successivo la 2CV ha raggiunto una buona diffusione, ma per merito esclusivo della serie speciale Charleston (quella bicolore bordeaux/nera e i sedili trapuntati che rievocava le auto della Belle Epoque) che aveva una dotazione di accessori e di rifiniture tali da essere apprezzata anche dagli esigenti italiani. Paradossalmente, il boom delle 2CV in Italia è scoppiato a partire dagli anni 90, dopo l'uscita di produzione del modello. La bontà intrinseca del progetto e la filosofia che ne è alla base hanno fatto innamorare centinaia di appassionati che si sono buttati alla ricerca di veicoli usati, spesso prelevandoli in Francia o dagli sfasciacarrozze, sbizzarrendosi poi in restauri conformi all'originale oppure assolutamente fantasiosi. Sì, perché mentre un'auto storica normale ha valore solo se replica rigorosamente la versione originale, per le 2CV questa regola non vale: qui la creatività e la fantasia del proprietario spesso dettano legge, il bello dei raduni è proprio vedere le mille varianti con cui la 2CV può essere reinterpretata. Tanti se la sono restaurata e ricostruita da sé, magari ricavandola da due o tre carcasse di altre 2CV di tipo diverso. Del resto il fai da te è agevolato dalla semplicità di ogni tipo di intervento, sia sulla meccanica che sulla carrozzeria: la facilità di montare/smontare cofani e portiere e lamierati è eccezionale, per non parlare della semplicità dei sedili, del sistema di aerazione, dell'impianto elettrico, della capote, ecc.
Il popolo duecavallista ama alla follia non solo i pregi ma anche i difetti delle bicilindriche, sui quali scarica la propria autoironia. Ecco, per esempio, la dichiarazione d'amore di un duecavallista verso la propria "creatura" pubblicata tempo fa su un forum di appassionati: "Amo la 2CV perché è un'auto di un altro tempo, senza diavolerie, comodità varie, elettronica, servomeccanismi, isolamenti. L'esperienza di guida delle nostre bicilindriche è unica e affascinante. Dove la trovi un'altra auto dove vedi un po' di luce fra la portiera (chiusa) e la guarnizione, con relativi spifferi? Un'auto dove devi parlare a voce alta e la radio la senti poco e male? Un'auto che in curva si piega tanto da spaventare chi non è abituato? Un'auto che a 90 all'ora sembra un aereo a reazione?"
E non è un caso che le riviste periodiche dei due principali club bicilindrici nazionali si intitolino rispettivamente "La lumaca di latta" e "Visioni a rilento". Autoironia quindi, ma anche un'idea di vita anticonformista


