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Le Chiese della Riviera del Po

logo sermide àmala 320x179"Sei di Sermide se...", gruppo pubblico di Facebook, attualmente conta 1.112 "adepti". Non una consorteria carbonara o una società segreta di Illuminati, bensì un gruppo di sermidesi sparsi un po' qua e un po' là desiderosi di "parlare" della loro Sermide, quella che fu e quella che è. La carica di entusiasmo prodotta da questo progetto web è tale da aver generato la splendida serata dedicata alla "Colomba Bianca" nel contesto della Fiera di Giugno. Ottimo!

Ma, ci chiediamo, se veramente teniamo alla nostra Sermide, perché non fare un passo in più? Qualcosa che non sia solo amarcord, nostalgia e magone? Altrimenti si corre il rischio di "rimembrare" leopardianamente un genius loci che non c'è più, perché era quello dei nostri anni verdi, quello di quando abitavamo a Sermide, o quello che vorremmo tanto che fosse. Diciamocelo francamente: Sermide rischia di spegnersi, di ridursi a dormitorio. E non è solo per motivi economici. Dall'esperienza di "Sei di Sermide se..." ci giunge forte l'indicazione che ormai ci sono chiari e imprescindibili segnali che si vuole passare dal momento un po' attonito del ricordo nostalgico, al tempo delle proposte. Consapevoli che non saranno certo le grandi industrie ad accorrere qui per raddrizzare le cose, pur occupandoci anche di sviluppo economico non scordiamoci la valorizzazione del nostro patrimonio artistico ed ambientale; partiamo cioè da quello che c'è ottimizzandolo e capendo quanto possa generare in termini turistici, culturali e commerciali. Affidiamo ad ogni cittadino, gruppo organizzato, associazione, locale l'onere e l'onore di sentirsi parte di un progetto supremo e ognuna di esse si assuma la cura di una nostra "fragilità". Ce ne sono molte: l'oasi Digagnola diventata selva, la Villa dei Direttori abbandonata e depredata, l'area della ex Stazione Porto da riqualificare, i fatiscenti "totem" con orologi e barometri da togliere, i tantissimi marciapiedi impraticabili, la camera mortuaria obsoleta, rendere agibile la ciclabile delle Bonifiche, l'inquinamento dei piccioni, il fatiscente ex ospedale, il ripristino della scalinata verso il Po al CEA Teleferica e poi soprattutto il diffuso degrado urbano. Altre ancora ve ne verranno certamente in mente. Allora siamo davvero sicuri che basta solo riaprire i negozi per "riprendersi la propria dignità di sermidesi"? Riflettiamo bene su quanto la nostra Storia ci abbia donato (l'arte, l'enogastronomia, la civiltà contadina, la tradizione, la religione, ecc.) e proviamo a capire se non sia il caso di ripartire da essa. "Forse è arrivato il momento di alzare gli occhi e di prenderci cura della nostra città (non solo adottando un'aiuola) ritrovare l'entusiasmo, la voglia di crederci, la voglia di futuro".

Ecco, allora, la prima proposta concreta. Aggrapparci al gruppo "Sei di Sermide se..." per aprirne uno nuovo, complementare: "Sermide, àmala!". Raccogliere adesioni, idee e proposte, inizialmente a costo zero (incontri, coinvolgimento di esperti, presenza di stand nelle principali manifestazioni pubbliche, distribuzione di materiale informativo, e perché no...qualche iniziativa, come adottare un'aiuola, ridipingere qualche muro da scritte volgari, ripulire qualche luogo dall'immondizia). Poi troviamoci, fisicamente, guardiamoci negli occhi, contandoci per contare e vedere cos'altro si può fare. Per poter dimostrare che Sermide è viva: evviva Sermide!