"L'immigrazione non è più un fenomeno contingente ma sta diventando strutturale con molte famiglie di stranieri che si sono stabilite definitivamente nel nostro territorio. Ci sono tanti ragazzi e bambini e questo ci deve portare a una convivenza serena e ben gestita". A dirlo è l'assessore provinciale alle politiche di coesione sociale Elena Magri presentando questa mattina nell'aula Magna dell'Isabella d'Este il XIV Rapporto sull'immigrazione nella provincia di Mantova. Lo studio è stato promosso dall'Osservatorio Immigrazione dell'ente di via Principe Amedeo in collaborazione con il Liceo Economico Sociale Isabella d'Este di Mantova.
A coordinare la ricerca Alessio Menonna della Fondazione ISMU – ORIM di Milano.
"Lo straniero – ha proseguito la Magri – non deve Più essere visto come un ospite ma come un cittadino a tutti gli effetti inserito nella nostra società. Il concetto della transitorietà è superato. E non dimentichiamo che nella storia, le società che più si sono evolute, sono quelle dove l'integrazione è stata più costruttiva".
Scorrendo il rapporto, che sotto viene riportato in sintesi, si nota una decisa frenata nell'arrivo degli immigrati. Crescono le presenze di donne stranieri e di coloro che provengono dall'Asia. Anche per chi arriva da oltre confine i contratti di lavoro sono sempre più spesso a tempo determinato.
1. Gli aspetti quantitativi e la tipologia della presenza
Negli ultimi tredici anni la popolazione proveniente da Paesi a forte pressione migratoria è quadruplicata nel mantovano da 15mila a 64mila unità, ma tale crescita si è interamente registrata fino alla prima metà del 2009 mentre nel quadriennio più recente si è verificata una contrazione complessiva di quasi un migliaio di unità. I residenti sono quadruplicati da 12-14mila nel 2000-2001 a 54-55mila nell'ultimo triennio; i regolari non residenti, con un percorso più discontinuo, sono complessivamente cresciuti da poche centinaia a quasi 5mila; gli irregolari, già un paio di migliaia alla fine dello scorso secolo, sono scesi al di sotto di tale soglia dopo la "Bossi-Fini" ma hanno poi sfiorato quota 9mila nel 2009 per infine scendere a 5-6mila nel 2010-2012 e poco sopra le 4mila unità nel 2013. È così aumentato nel tempo il livello d'incidenza dei regolari e dei residenti.
2. Le aree ed i Paesi di provenienza
Al 1° luglio 2013 è stato il contingente asiatico a crescere di più sia negli ultimi dodici mesi (di oltre mille unità) sia dal 1° luglio 2000 (da meno di 4mila unità, a oltre 25mila a metà 2013), anche eccezionalmente rispetto alle altre realtà territoriali lombarde che hanno visto l'emergere in primo luogo della componente est-europea (qui in lieve flessione negli ultimi dodici mesi e in aumento da 4mila a 20mila unità dal 2000 al 2013). Circa il 90% del fenomeno migratorio attuale si compone così a metà 2013 di asiatici, est-europei e nordafricani, e per due terzi è rappresentato da 12mila indiani, 9mila marocchini, 8mila rumeni, 6mila cinesi e 5mila albanesi. Inoltre, gli indiani – particolarità locale – e i cinesi sono anche i due gruppi nazionali in maggior aumento negli ultimi dodici mesi, entrambi con oltre 400 unità in più sul territorio provinciale mantovano.
3. Il fenomeno dell'irregolarità della presenza
Nel 2001 quasi un immigrato su cinque era senza permesso di soggiorno. La "Bossi-Fini" ha portato il numero di persone non in regola con la normativa sul soggiorno sul totale degli immigrati presenti al 7-8 per cento fra 2003 e 2005 e all'11 per cento nel 2006. Poi, nonostante il cambiamento di status di rumeni e bulgari entrati nell'area di libera circolazione dell'Unione Europea e l'uso eterodosso che si era fatto in quegli anni dello strumento del decreto-flussi per molti irregolari in verità già presenti sul territorio italiano, il tasso di irregolarità è risalito al 12-13 per cento nel triennio 2007-2009, mentre fra 2010 e 2012 le iniziative di "sanatoria per colf e badanti" e i "click days" l'avevano abbassato all'8-9 per cento. Infine, i provvedimenti di "emersione dal lavoro nero" di settembre-ottobre 2012, oltre verosimilmente al rientro in patria o al proseguimento della carriera migratoria in un Paese terzo per non pochi immigrati irregolari che sempre più spesso hanno ultimamente perso il lavoro in Italia, hanno fatto scendere ancora l'incidenza dell'irregolarità sul totale della popolazione immigrata al 7 per cento nel 2013. In termini assoluti sono così poco più di 4mila gli immigrati irregolari nel soggiorno presenti in provincia di Mantova a quest'ultima data, di cui metà asiatici, anche se a livello relativo il tasso di irregolarità maggiore è decisamente riferibile agli africani del Centro-sud.
4. Le caratteristiche strutturali (genere, età, religione, istruzione)
A livello strutturale si notano: un netto calo della percentuale di uomini nel corso degli anni, che passa dall'80 al 49 per cento tra il 2000 e il 2013; tra gli ultraquattordicenni una crescita complessiva delle età mediane dal 2000 al 2013, da 34 a 37 anni per quanto riguarda gli uomini e da 31 a 33 per le donne; un marcato decremento nel tempo della quota di ultraquattordicenni senza titolo di studio, dal 14 per cento del 2000 al 3 per cento del 2012-2013, mentre contemporaneamente aumentano soprattutto i diplomati alla scuola superiore, dal 24 al 44 per cento nello stesso lasso di tempo; appartenenze religiose musulmane in diminuzione, pari al 44 per cento nel 2013 a fronte del 64 per cento nel 2000, mentre contemporaneamente non aumentano d'incidenza quelle cattoliche bensì quelle cristiane non cattoliche (dal 7 al 16 per cento), quelle non cristiane (dal 15 al 22), e gli atei o agnostici (dal 3 all'8 per cento).
5. L'anzianità della presenza (in Italia e in provincia)
La quota di arrivi in Italia da meno di cinque anni scende dal 31 al 21 per cento d'incidenza tra il 2001 e il 2013 mentre aumenta nello stesso lasso di tempo quella delle presenze comprese fra i cinque i dieci anni (dal 28 al 32 per cento) e da oltre un decennio (dal 42 al 47 per cento). Il Nord Africa è caratterizzato dall'anzianità mediana della presenza più elevata mentre, sul fronte opposto, l'Africa del Centro-sud è l'area di più giovane immigrazione.
6. La condizione lavorativa
Il dato sulla condizione lavorativa mostra una diminuzione nella quota di occupati regolarmente a tempo indeterminato, che passa dal 52 al 32 per cento della popolazione straniera ultraquattordicenne complessiva fra il 2000 e il 2013, nel cui arco temporale l'occupazione regolare part time incrementa invece notevolmente raggiungendo infine il 9 per cento. Nello stesso lasso di tempo le casalinghe raddoppiano d'incidenza giungendo al 10 per cento mentre la quota di disoccupati – dopo aver toccato il minimo pari al 3 per cento nel 2006 – arriva al 12 per cento nel 2013, valore d'un solo punto inferiore a quello d'inizio secolo. La specifica di genere mostra nel 2013 una quota di disoccupazione pressoché identica per entrambi i generi, mentre si osserva un'incidenza maggiore di occupazione regolare a tempo indeterminato e a tempo determinato per gli uomini e di occupazione regolare part time per le donne. Queste ultime, inoltre, nel 2013 sono casalinghe nel 22 per cento dei casi. La professione maggiormente svolta dagli immigrati in provincia di Mantova è quella di operaio generico nell'industria, ma si osservano anche altre occupazioni specifiche di genere: quello femminile come assistente domiciliare o commessa; quello maschile come mungitore, bergamino, addetto alle stalle oppure come operaio generico nel terziario.
7. La condizione abitativa e familiare
Nel 2000 circa tre stranieri su cinque sperimentavano una sistemazione abitativa autonoma, da soli o con famiglia, e tale quota sale al 73-75 per cento nel 2010-2013. La percentuale di case di proprietà si quintuplica tra 2000 e 2010 per poi assestarsi al 23 per cento nel 2013, mentre la coabitazione da inizio secolo a oggi si riduce ad un terzo e si attesta intorno al 6 per cento nell'ultimo anno considerato. In parallelo, la sistemazione precaria si dimezza d'incidenza e quella in centri d'accoglienza oscilla. Infine, circa il 13 per cento degli stranieri vive sul luogo di lavoro nell'ultimo anno a fronte del 5 per cento registrato nel 2000. Per quanto riguarda il tipo di convivenze, il genere femminile sperimenta soprattutto il nucleo classico, formato da coniuge o convivente ed eventuali figli, però con un picco del 71 per cento nel 2001 e un minimo del 52 per cento nel 2013. Di contro gli uomini mostrano un incremento del nucleo classico nel corso degli anni, ma quello allargato – formato da parenti, amici e conoscenti con eventuali figli – costituisce nel tempo una percentuale non trascurabile, che coinvolge a grandi linee fra il 30 e il 45 per cento dei presenti ultraquattordicenni. La tipologia di famiglia unipersonale è maggiormente sperimentata dal genere maschile nei primi anni considerati, mentre dal 2007 in poi sono le donne, più spesso assistenti domiciliari, che mostrano le quote più elevate.
Scheda di approfondimento: Aspetti dell'integrazione
Nel 2013 la provincia di Mantova si colloca sotto la media regionale per l'indice di integrazione totale, anche se è al terzultimo posto per la dimensione socio-territoriale e leggermente sopra la media per quella economico-lavorativa. La specifica di genere mostra come gli uomini siano caratterizzati da un valore dell'indice di integrazione totale decisamente più elevato di quello delle donne, che tuttavia hanno una maggiore integrazione socio-territoriale. I valori dell'indice totale sono negativi per gli stranieri arrivati in Italia da meno di quattro anni, per poi diventare nettamente positivi per chi è giunto in Italia da più di dieci anni. Il titolo di studio mostra un interessante ed opposto trend per le due dimensioni di integrazione: quella socio-territoriale mostra una maggiore integrazione per chi ha un diploma di scuola secondaria o una laurea, mentre quella economico-lavorativa è più elevata per chi non possiede alcun titolo o ha un diploma di scuola dell'obbligo.


