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Le Chiese della Riviera del Po

 

logo CGIL 160x240Con la legge di stabilità dal marzo 2015 sarà possibile per i lavoratori del settore privato con esclusione di domestici e agricoli richiedere l'anticipo in busta paga delle quote mensili del trattamento di fine rapporto (TFR) anche detta liquidazione. La misura del governo è stata presentata come una possibilità in più per il lavoratore ed un impulso ai consumi utile per uscire dalla crisi di domanda in cui ci troviamo dal 2009. Nei fatti, la possibile anticipazione del TFR altro non è che un tentativo di rilanciare i consumi dei lavoratori utilizzando risorse che già ai lavoratori appartengono.

"Nelle assemblee in corso in queste settimane nelle aziende mantovane, la possibilità di richiedere in busta paga il TFR non è particolarmente sentita tra i lavoratori e possiamo ipotizzare che solo una esigua minoranza si avvarrà dell'anticipazione" dichiara il segretario generale della Cgil di Mantova Massimo Marchini.

Le ragioni del perché non è conveniente chiedere il TFR in busta paga sono le seguenti:

Il governo ha previsto con questa misura maggiori entrate per l'erario per circa 2.400 milioni, in quanto la tassazione delle quote TFR richieste in anticipo sono assoggettate a tassazione ordinaria, e tali quote di maggior reddito rientreranno nel reddito complessivo, con relativo assoggettamento anche alle addizionali locali.

Quando si parla di "tassazione ordinaria" questo significa che tale reddito viene assoggettato all'aliquota marginale, anziché alla aliquota media secondo le regole della c.d. tassazione separata.

Facciamo un esempio: un lavoratore con un reddito lordo fiscale è pari a 25.000, matura mediamente un importo annuale loro di TFR di 1.902 euro, e su questa quota anziché pagare una imposta del 24,6% si vedrà applicato una imposta del 31,5%.

Non solo, ricordiamo inoltre che, quasi ad incentivare la richiesta del TFR in busta paga, la stessa legge stabilità ha innalzato le aliquote sui rendimenti della previdenza complementare e del TFR lasciato in azienda, sono stati infatti innalzate le aliquote, dal 11% si è passati al 17% per i rendimenti del TFR e addirittura fino al venti per la previdenza complementare.