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Le Chiese della Riviera del Po

logo CGIL 160x240Continuano inesorabilmente i licenziamenti, nei primi sette mesi del 2015 hanno raggiunto 1.042 con un incremento del 14% sullo stesso periodo del 2014, un dato pesantissimo per l’occupazione mantovana. Il dato è da considerarsi ancora più grave se consideriamo che il 2014 si è chiuso complessivamente con 1.284 licenziamenti e negli anni precedenti il dato si manteneva sotto il migliaio. La nostra ricerca si è limitata a prendere in esame i licenziamenti nelle sole aziende che occupano più di 15 addetti, a completamento vanno aggiunti i licenziamenti nelle piccole aziende (non vengono più statisticati) e i precari. I lavoratori licenziati erano occupati tutti con contratto a tempo indeterminato. Siamo nel ottavo anno di crisi e la nostra Provincia registra ancora un record negativo Il peggiore dato in assoluto dal 2008. Avevamo anticipato già da tempo che con la diminuzione della copertura della cassa integrazione e la conclusione di tante situazioni di crisi avrebbe prodotto una impennata dei licenziamenti. Oltre al dato gravissimo dei licenziamenti c’è da segnalare l’aumento del ricorso della cassa integrazione ordinaria, che si utilizza per mancanza di ordini e commesse, questo purtroppo conferma che c’è ancora un pezzo importante del tessuto produttivo mantovano che soffre ancora e che la crisi si fa ancora sentire molto. “Siamo di fronte ad una micro ripresa che coinvolge le imprese ben posizionate sull’export, mentre chi produce per il mercato interno sconta ancora la staticità dei consumi - commenta Massimo Marchini, segretario generale della Cgil di Mantova - Una micro ripresa che però non produce effetti visibili e positivi sull’occupazione, la crisi del lavoro perdura, e non si prevedono a breve segnali netti di inversione di tendenza, solo quando le aziende ricominceranno ad assumere personale aggiuntivo e quindi comincerà a diminuire la disoccupazione possiamo parlare di ripresa reale”

Al governo il sindacato chiede misure straordinarie per sostenere l’economia del paese a partire dalla riforma fiscale per aggredire una intollerabile e insostenibile evasione fiscale, una lotta alla corruzione e un grande piano di investimenti pubblici. “Ciò che serve sempre di più al Paese è una agenda delle priorità che sono senza dubbio i giovani, il lavoro, lo sviluppo. A settembre sarà importante riattivare il confronto tra enti locali e associazioni economiche sui temi dello sviluppo e del lavoro per dare sostanza ai contenuti del documento strategico per lo sviluppo locale siglato al tavolo provinciale nel autunno 2014”.