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Le Chiese della Riviera del Po

centrale15 320x224Vent'anni fa Mantova vantava un primato italiano nella produzione di energia. Complici il Po e di conseguenza una grande quantità d'acqua, gli impianti di produzione termoelettrica le cui turbine necessitano dei fiumi per raffreddarsi, hanno portato la piccola provincia ai vertici nazionali della generazione di energia. Da allora, durante i 20 anni successivi, c'è stata una grande discesa sia in termini di esercizio che di occupati.

Nel 1992 quando il decreto Bersani non esisteva ancora, le centrali di Sermide, Ostiglia e Ponti sul Mincio funzionavano ad olio combustibile. I problemi ambientali erano pressanti, perché a ridosso delle grandi centrali, lo zolfo sotto forma di pioggia acida e le polveri sono nettamente percepibili. In quell' anno ad Ostiglia, Sermide e a ponti gli occupati erano rispettivamente 310, 297 e 100 per un totale di quasi 700 unità. Passando dal ciclo produttivo dell'olio combustibile al turbo gas metano, oltre a migliorare la situazione dal punto di vista ambientale, sono calati anche gli addetti visto che servono meno addetti per governarli.

Nel 2000 ad Ostiglia gli addetti erano 310 ma solamente 5 anni dopo erano 162. A Sermide nel 2000 i dipendenti erano 236 e sono scesi a 216 nel 2005. A Ponti successe la medesima cosa, si passò da 100 agli attuali 50 dipendenti.

Oggi Ostiglia conta 67 persone mentre Sermide 70, più i 40 del centro servizi.

Luciano Donadello, sindacalista da oltre 20 anni, ha spiegato che le centrali mantovane di oggi sono più moderne, meno inquinanti, più efficienti e funzionano meno che nel passato. Oggi invece delle 6-7mila ore del passato si passa alle 2mila. Di conseguenza le aziende come A2A sono indotte a mettere gli impianti di Ponti e Sermide in Stand-by. Solamente un accordo complessivo potrebbe far ripartire gli impianti.