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Le Chiese della Riviera del Po

Frumento 320x240“L’assenza di precipitazioni rischia di diventare una vera e propria minaccia per le colture primaverili, a partire dal riso, uno dei simboli della pianura mantovana con 1.281,16 ettari seminati nel 2015 contro i 1.027,03 del 2014, secondo i dati di Ente Risi”. A dirlo è Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, che aggiunge: “In assenza di pioggia e senza che i bacini dei laghi lombardi possano ritornare ai livelli consoni per il periodo invernale, le colture primaverili e quelle in secondo raccolto, già in buona parte accantonate per la scarsa redditività, resteranno un’incognita e il paesaggio rurale del territorio potrebbe venire ridisegnato profondamente”. La mancanza di pioggia, attesa ormai da oltre 50 giorni, impone secondo Confai un nuovo approccio nei confronti delle colture primaverili, che vada al di là degli input legati alle mercuriali dei prezzi. Fra le colture maggiormente colpite, se l’attuale situazione non dovesse registrare concreti miglioramenti nei prossimi due mesi, sarà indubbiamente il riso. “Il problema delle risaie non è legato tanto all’effettivo consumo di acqua, che non è eccessivo – spiega Speziali – quanto ai livelli del sistema irriguo da mantenere. Le ripercussioni non riguarderanno solamente il reddito delle imprese agricole, ma anche l’equilibrio con il greening imposto dall’Unione europea per percepire i contributi Pac”. Anche il mais, produzione che richiede un adeguato impiego di acqua, potrebbe non avere una stagione facile dal punto di vista della disponibilità idrica, soprattutto se le temperature dovessero replicare l’andamento del 2015. “A questo si aggiunge la scarsa soddisfazione delle quotazioni – afferma Confai – ma di fatto la richiesta da parte delle aziende zootecniche limita le possibilità di scelta”.La mancanza di acqua potrebbe influire negativamente su quel che resta dei secondi raccolti, coltivazioni cioè in rapida successione rispetto ai cereali autunno-vernini. “Molti agricoltori li hanno di fatto già abbandonati, perché il bilancio è negativo in termini di costi e ricavi – dichiara Speziali – mentre è una pratica piuttosto diffusa fra gli allevatori, che utilizzano le piante in secondo raccolto per l’alimentazione del bestiame”. Impossibile fare previsioni di mercato. Tuttavia, Confai segnala come una eventuale diminuzione delle produzioni locali di mais – sia per colpa dei prezzi che per la presenza di tossine che hanno caratterizzato i raccolti degli ultimi anni - potrebbe aumentare la richiesta di prodotto proveniente dall’estero, con conseguente aggravio di costi e un impatto negativo sul fronte della CO2 emessa.Il sindacato di rappresentanza delle imprese agromeccaniche e agricole suggerisce di stringere ulteriormente la sinergia nella filiera, anche nell’ottica di pianificare le operazioni colturali da porre in essere nella prossima primavera.