Era dalle indimenticabili giornate del luglio 1848 che Sermide aspettava il giorno del “ritorno a casa”. Dopo quei tristi avvenimenti, l’Austria aveva ripreso il fermo controllo del territorio fino al 23 giugno del ’59, alla vigilia della battaglia di Solferino (seconda guerra di Indipendenza). In quell'occasione decise di sgombrare Sermide e gli altri distretti dell’Oltrepò. Ma l’8 dicembre successivo, a seguito dell’applicazione del trattato di Zurigo, ratificato il 17 novembre dai rispettivi Governi, i tre distretti cispadani di Sermide, Revere e Gonzaga e gran parte della provincia di Mantova vennero rioccupati dall’Austria tra la delusione e lo sconforto dei mantovani. Occorrerà attendere la terza guerra d’indipendenza, per vedere gli Austriaci abbandonare definitivamente Sermide ed i Distretti limitrofi, così come tutta la provincia di Mantova e il Veneto. Le vicende che riguardano la III guerra d'indipendenza (20 giugno - 12 agosto 1866), videro coinvolto in modo importante anche il nostro territorio. Infatti la cosiddetta “Armata del Po” comandata dal generale Enrico Cialdini, composta da circa 80.000 soldati, stazionò per qualche tempo a sud del fiume, lungo un linea che andava da Suzzara fino a Ferrara, in attesa di attaccare l'armata austriaca nel Veneto. “Il giorno 7 luglio le divisioni (meno quella del generale Franzini che rimase a Ferrara e quella del generale Mignano che stava a Suzzara) si trovavano raccolte in ristrettissimo spazio di terreno di circa 9 chilometri in lunghezza a Fittanza, a Bardellona, a Roversella, a Santa Croce e Virginia ed a Casa Rossa; tutte disposte in modo che i movimenti dell'una non potessero per alcun conto intralciare quelli dell'altra: a Roversella, a San Martino Spino ed a Pilastri stavano raccolte le artiglierie, il parco generale e gli equipaggi da ponte. Il quartier generale trovavasi a Roversella. Nella notte dal 7 all' 8 si costruirono tre ponti di barche sul Po: uno a Carbonarola, un altro a Sermide, un terzo a Felonica. Avevano uno sviluppo di circa 350 metri per ciascuno. La loro costruzione era stata preceduta da uno sbarco di bersaglieri e compagnie del genio sulla sinistra del fiume; e gli Austriaci, che vi si trovavano in piccolo numero nella notte medesima, si ritirarono in parte pelle valli veronesi lungo Legnago, in parte verso Rovigo. Alcuni di essi, che trovandosi nelle vicinanze di Massa non ebbero il tempo di sottrarsi, caddero prigionieri dopo avere fatte alcune fucilate. Verso le sette del mattino i ponti erano terminati: le truppe, che sino all'alba si erano accostate al fiume, deposero gli zaini e passarono nell'ordine il più perfetto, senza che si abbia avuto a deplorare il minimo inconveniente. Il passaggio si effettuò nell'ordine seguente:
al ponte di Carbonarola: le divisioni Chiabrera e Mezzacapo;
al ponte di Sermide: le divisioni Medici e Ricotti, con l'artiglieria comandata dal colonnello Balengo;
al ponte di Felonica: le divisioni Casanova, Cadorna e Della Chiesa; poscia le batterie di riserva, una colonna di 50 pezzi di artiglieria comandata dal colonnello Mattei e finalmente il gran parco d'artiglieria.
In questa guisa, in un sol giorno, transitarono sur uno dei più grandi fiumi d'Europa un corpo d'esercito di 80.000 uomini, dopo avere eseguito marcie e contromarcie, che corrisposero ai più stretti calcoli della tattica e della logistica.
Portate le truppe sulla sinistra del Po, si eseguì una marcia di fianco che le pose in grado di volgere poscia verso Rovigo, che si voleva attaccare esclusivamente al forte di Boara. Si gettarono ponti tra Pontelagoscuro e Santa Maria per istabilire la diretta linea di operazioni fra Bologna e Rovigo. Siffatti movimenti affrettarono senza dubbio la partenza del nemico da Rovigo, quindi da Padova e da Vicenza”1.
Occorre dire che i fatti su accennati si svolsero qualche giorno dopo la sconfitta avvenuta a Custoza dell' "armata del Mincio" comandata dal generale Alfonso La Marmora. Nonostante questo, le truppe austriache si ritirarono dalle città venete a causa delle notizie provenienti da Sadowa dove il 3 luglio i prussiani, alleati dell'Italia, avevano sconfitto pesantemente l'esercito austriaco.
Il 24 giugno 1866, lo stesso giorno della sconfitta dell'esercito italiano a Custoza, la cittadinanza sermidese, finalmente libera, accolse entusiasta le truppe del generale Cialdini che entrarono in paese, tra lancio di fiori e l’esposizione delle bandiere tricolori. Dopo l'armistizio di Cormons il Veneto e la provincia di Mantova furono cedute alla Francia che a sua volta li cedette all'Italia. Nell'ottobre seguente un plebiscito sancì di fatto l'annessione al Regno d'Italia del Veneto, della provincia di Mantova e di conseguenza anche del distretto di Sermide.


