L’Ambito Territoriale di Caccia Ro1 si estende tra Po, Canalbianco ed Adige da Melara a Canaro, avendo la sede operativa a Castelmassa per la presidenza di Luca Bernardelli sin dall’istituzione nel 1996. Per il 2008-2009 vanta 1.454 iscritti (dati ufficiali della Provincia) lombardo-veneto-emiliani.
L’Atc nei mesi scorsi ha immesso nel territorio cacciabile un migliaio di lepri (il 90% cresciuto nelle zone di ripopolamento) ed oltre seimila fagiani, fauna stanziale abbondante da incarnierare, come negli anni scorsi.
La stagione venatoria si è ’aperta la terza domenica di settembre (quest’anno il 21) ed in un mese grosso modo i seguaci di Diana portano a casa la maggior parte della selvaggina, anche perché l’ambiente, privo di vegetazione per la speculazione cerealicola, poco riparo offre alle prede.
Siamo già alla terza decade d’ottobre ed in campagna non si sente più sparare come in passato, anzi segugi e doppiette sembrano volatilizzati sin dall’apertura della stagione venatoria.
Il Carlino ha chiesto informazioni al alcuni nembrottiani e la risposta sempre stata la stessa: “Non c’è più selvaggina da settimana ma lepri e fagiani non sono stati impallinati, sono spariti naturalmente, un fatto mai visto!”.
Pochi capi incernierati e solo in settembre, poi deserto venatorio e ci sono cause precise, a sentire gli addetti ai lavori. Sono morte molte lepri anche nelle zone di ripopolamento e nelle aree di rispetto, ambiti protetti, quando sino a luglio la situazione era normale.
In primo luogo il proliferare dei nocivi, volpi in particolare che, insieme ai corvidi, fanno strage degli animali cacciabili. Per i nocivi ci sono piani di contenimento coordinati dalla Provincia, secondo le leggi vigenti ma il Polesine dal 2006 la volpe non può essere eliminata ad hoc, in quanto lo vieta una sentenza del Consiglio di Stato a favore della Lac (Lega Abolizione Caccia); questo non succede altrove.
Alcuni poi sostengono che, con la diminuzione drastica dei terreni coltivati a barbabietola e col ritorno massiccio del grano, ci siano problemi nuovi d’impatto ambientale. In pratica gli agricoltori, dopo la mietitura, avrebbero usato delle sostanze diserbanti sui campi prima dell’aratura di luglio-agosto e questi prodotti chimici avrebbero provocato una moria inconsueta di lepri e fagiani; addirittura qualche cacciatore sostiene che altri animali selvaggi sono morti per questo. Sono ipotesi tutte da verificare, anche perché i trattamenti chimici nei campi sono autorizzati da chi di dovere e per ora il mondo venatorio non s’è ancora pronunciato ufficialmente sul problema.
Un dato è comunque incontrovertibile e chiunque può appurarlo. Scomparsi cacciatori, cani, spari, insieme alla selvaggina ma i carnieri sono quasi vuoti. Dei motivi sicuramente ci sono e ci si attende una risposta istituzionale a breve.


