Casteldariese – Sermide = 2 – 2
BISIGHINI: una prova complessivamente sufficiente
BIGHINATI: non può farci niente sul missile di Schiavo, è incolpevole sulla conclusione maligna di Donnoli. Per lunghi tratti della gara è meno concentrato ed attento del suo solito, talvolta irriconoscibile. Pare frenato da qualcosa di imponderabile. Nella ripresa, pur meno impegnato, ritorna sui suoi consueti livelli. Anomalo
BOTTI: deve dare fondo da subito alle sue energie atletiche ma sovente non basta a tamponare le pericolose falle che si aprono nella retroguardia sermidese. Non ancora in un accettabile “fisique du ròle”, ha faticato parecchio ad inserirsi con costrutto nello spartito tattico della partita. Complice un vistoso calo atletico dei casteldariesi, nel secondo tempo è stato più concreto e produttivo. Ipotonico
BERTELLI: parte contratto ma via via si sblocca, inserendosi e retrocedendo a seconda del bisogno ed arriva a sfiorare il gol con una bella sforbiciata in piena area bianconera. Col passare dei minuti è costretto a sobbarcarsi il sempre più sporco ed ingrato lavoro di esclusiva copertura e rottura delle iniziative avversarie. Nella seconda frazione ha ancora parecchia benzina in corpo; in acrobatica mezza girata di sinistro colpisce come Dio comanda ma la sfera è ribattuta da Daghino ad un palmo dalla riga bianca. Infaticabile
Mattia MANTOVANI: concreto e solido, oltre a presidiare la difesa gli tocca il delicato ma fondamentale compito di ridare morale, con le parole e con l'esempio, ai compagni di reparto, visibilmente scossi al concretizzarsi del doppio svantaggio iniziale. La sua esperienza e la sua caratura tecnica saranno gli elementi che nella ripresa cementeranno la felice rimonta. Medaglia d'oro.
Andrea MANTOVANI: si muove di continuo per dettare il passaggio ma non trova collaborazione con il collega avanzato. Spende patrimoni di energie fisiche perchè deve cantare e portare la croce ed al momento decisivo le ha già spese tutte. Ma i difensori casteldariesi lo temono e gli montano una guardia sempre molto attenta. Nel secondo tempo rifiata ma non fa mancare il suo prezioso ed efficace apporto. Concreto
MALAGO': dopo un avvio promettente, fatto di bei rilanci e sicuri disimpegni, il destino gli recapita sui piedi quello più avvelenato. Il suo sciagurato tocco all'indietro favorisce Donnoli che ghermisce la sfera, la controlla e la trasforma in un proiettile che fa secco Bighinati. Ma quello stesso destino gli dà naturalmente l'opportunità di riabilitarsi. Nella seconda frazione, su corner a spiovere in area di Magnani, il suo stacco è imperioso, irresistibile e non lascia scampo a Rossato. Al novantesimo poi salva la patria respingendo a pochi passi dalla linea di gesso la stoccata a colpo sicuro di Donnoli. Redento
MARI: si danna l'anima, galoppa, si propone ma è una voce che grida nel deserto. Il suo puntiglio però frena gli avversari, impedendo loro di minacciare con più continuità la porta biancoblù. Rimane tra i più lucidi ed efficaci e sulla positiva conclusione della rincorsa c'è il suo inconfondibile marchio, fatto di modestia ma di inestimabile perizia. Medaglia d'argento
MAGNANI: opportunamente mister Ghisellini lo fa entrare dopo una decina di minuti della ripresa al posto di Negrini ed il “Duca” prende subito piena padronanza del nuovo ruolo nello scacchiere della partita. Si mette in luce con intelligenza, la sua vitalità è preziosa e genera un po' più di angoscia nei padroni di casa. I galloni da titolare se li è già strameritati sul campo, non gli resta che continuare così. Estroverso
NEGRINI: si incunea bene in area bianconera sugli sviluppi di una rimessa laterale di Bertelli ma la sua incornata è fuori di un soffio. Diligentemente si propone sulla fascia ma, scarsamente servito, non riesce ad essere incisivo. Sotto il profilo psicologico sente molto l'importanza del suo debutto nella nuova categoria ma tutto sommato, pur non giocando tutti i novanta minuti, la sua prova è positiva. Trattenuto
POLASTRI: entra a metà del secondo tempo al posto di un esausto Varani. Chiamato a rilevarne le incombenza tattiche, ci mette tanta generosità e tanto slancio ma di rado offre sponde valide ai compagni. E' smanioso di mettersi in evidenza ma la sua luce si accende con cadenze sfasate rispetto a quelle della squadra, che non si giova appieno della sua freschezza e della sua velocità. Defilato.
TRAVAINI: la sua indole di levriero cacciatore lo porta spesso ad avanzare ma le insidiose folate casteldariesi lo costringono a limitare i suoi ardori offensivi. E' però puntuale non solo a spazzare via con decisione ma anche ad appoggiare e costruire con scrupolo e cognizion di causa. Sul piano atletico dà le garanzie migliori, mantenendo per tutto il confronto un buon standard di rendimento. Medaglia di bronzo.
VARANI: in un centrocampo preso sovente di infilata dai veloci cursori casteldariesi, impugna a due mani la mazza ferrata e per tutto il primo tempo ingaggia un truculento duello solo muscolare contro il coriaceo Vicentini. Il suo apporto tecnico al canovaccio tattico da recitare con i compagni ne risulta qualitativamente condizionato. Tuttavia è il guerriero di sempre, il capitano che, criniera al vento, si slancia e si sacrifica per la causa fino all'ultima stilla di energia. Tigre


