Nella foto: la squadra sermidese scesa in campo dal primo minuto:
(in piedi da sinistra) FACCHINI – DERVISHI – MORA – FIORI – TRAVAINI
(in ginocchio) MERIGHI – MOI – AMARAI – L AMKANTHER – VERTUANI - CALZOLARI
AMARAI: chiamato a giostrare a centrocampo, parte con promettente disinvoltura ma è un incantesimo che dura poco. Smette di cercare l'appoggio corto con i colleghi di reparto ed incomincia a girare e rigirare lungo percorsi immaginifici ed improduttivi che lo portano ad estraniarsi dal collettivo. Le doti da incontrista non sono nel suo bagaglio tecnico ed i veloci cursori avversari gli sgusciano via da tutte le parti.
BOSI: entra a sostituire Moi dopo un quarto scarso del secondo tempo, quando ormai la situazione per il Sermide è virtualmente irrecuperabile. Ci mette impegno e puntiglio ma non può incidere sul corso degli eventi.
BALZANO: sceso in campo al quarto d'ora della ripresa al posto di Vertuani, prova a mettere a frutto la sua esperienza nel tentativo di riconnettere per quanto possibile la struttura del giuoco offensivo sermidese ma, obiettivamente, le possibilità di riuscirci sono quasi ridotte a zero.
CALZOLARI: rimane fin dalle prime battute invischiato e stravolto nel difficilissimo compito di arginare le pressione propulsiva delle punte marmirolesi. I suoi interventi sono indecisi, talvolta sovraeccitati e finiscono per preoccupare i colleghi della difesa senza portare a concreti miglioramenti della situazione. Nella ripresa peggiora la sua condizione atletica globale, si butta generosamente a capofitto in ogni contrasto uscendone però sempre a mani vuote.
DERVISHI: gioca a centrocampo con il delicato compito di supportare la costruzione del gioco biancoblù, riuscendoci solo nei minuti iniziali. Opposto agli inesauribili mediani marmirolesi si lascia vincere da una apatìa agonistica che gli impedisce di dare un apporto concreto anche allo sforzo interdittivo dei colleghi di reparto. Dopo cinque minuti scarsi di gioco del secondo tempo gli dèi della pedata gli offrono su un piatto d'oro l'opportunità di passare alla storia come l'uomo della Provvidenza ma la sua battuta del calcio di rigore (assegnato per un fallo ai danni di Vertuani) non solo è insufficientemente angolata ma è povera di cattiveria temperamentale e nerbo muscolare: l'estremo difensore avversario vola sulla sua destra e devìa in angolo. La sua gara prosegue solo per forza di inerzia ed a metà ripresa riesce perfino a farsi ammonire quando, nel cerchio di centrocampo, afferra goffamente per la maglia un avversario: è l'immagine dello svanire definitivo delle illusioni sermidesi di recuperare.
FIORI: dopo un lungo periodo in panca per dare posto a Michelini (squalificato) il portierone biancoblù esce a testa alta dalla tempesta marmirolese. Subisce il primo gol poco dopo la metà primo tempo quando Akinbinu giunge lanciatissimo palla al piede e lo dribbla agevolmente. Passano cinque minuti e sfodera una paratona deviando una sventola dal limite di Mazzocchi. Nell'avvio del secondo tempo non può farci nulla sul devastante uno\due sferrato dalle conclusioni vincenti dapprima di Andreato ed un paio di minuti dopo di nuovo da Akinbu, che gli arrivano soli soiletti fin sotto il naso; è assolutamente incolpevole anche sugli altri due gol, incassati da Mazzocchi e poi da Ouled, che gli sono arrivati di fronte in corsa solitaria ed inarrestabile.
FACCHINI: posto come perno centrale difensivo non riiesce a calarsi completamente nella parte; appare come disorientato dalla velocità di penetrazione delle punte avversarie e smarrisce via via i punti di riferimento cardinali con i compagni di reparto. Gioca con encomiabile generosità, riceve molti duri colpi ma è d'esempio un po' per tutti quando, ogni volta, stringe i denti, e prosegue la sua prestazione.
HARAKHAT: dopo una decina di minuti del secondo tempo, subito dopo la terza rete marmirolese, è chiamato ad avvicendare Lamkhanter e mandato a centrocampo nel tentativo di tamponare la progressione proiettiva dei punteros avversari i quali però giocano ormai sul velluto.
LAMKHANTER: le sue iniziative sono estemporanee e senza la necessaria cattiveria temperamentale nel dipanarsi dell'ingarbugliata matassa del confronto contro la capolista. Il suo agire prevalentemente d'istinto lo porta ad emarginarsi dal dialogo e dal supporto con i colleghi del centrocampo, lasciati isolati ed esposti all'imperversare della minaccia avversaria.
MOI: interpreta con scarsa incisività il ruolo di raccordo tra la mediana ed il settore avanzato. E' sovente anticipato dagli affiatati difensori marmirolesi ed anche quando riesce ad inserirsi la sua creatività risulta bizzarra e si disperde nel turbine vorticoso della contesa.
MERIGHI: con la proverbiale sfacciataggine dei suoi meravigliosi diciottanni, è sempre attivo e propositivo, grintoso ma attento a non strafare. In un clima già effervescente, stenta un po' all'inizio a raccapezzarsi in quanto gli tocca ben presto sobbarcarsi il duro lavoro di tamponamento che a centrocampo è piuttosto carente. Opposto ad attaccanti esperti e di provate qualità tecniche, la sua opera di contrasto è costante fino al novantesimo, fedele interprete di una cavalleresca concezione dell'onore agonistico fino al supremo sacrificio.
MORA: mediano vecchio stampo, si dedica all'opera di contenimento con indefettibile impegno ed intemerata abnegazione. Del gioco di squadra ha un'idea ben consolidata, fatta di altruismo e di ricerca del bene comune senza protagonismi. Nelle fasi iniziali del primo tempo trova collaborazione in Amarai e Lamkhanter ma quando la bufera marmirolese incomincia ad imperversare seriamente, non trova aiuto né vicinanza. Nella ripresa la situazione non migliora.Sotto l'imperversare della spinta penetrativa avversaria lungo tutto il trentottesimo parallelo, si trova da solo a provare ad attenuarla e gli risulta poi sempre più impervio trovare le opportunità per la fase di controrilancio. Atleta-eroe nel tumulto dello sfaldamento sermidese, si batte fino all'esaurimento di ogni sua energia anatomofisiologica, uscendo dal terreno di gioco con la coscienza pulita.
OLIANI: esordio in prima squadra per questo diciassettenne proveniente dalla compagine Allievi sermidese. E' mandato in campo a sostituire Amarai ad una decina di minuti dal termine. Tutti salutano affettuosamente questo debutto, attendendolo per le prossime esibizioni che verosimilmente non mancheranno.
TRAVAINI : “Capitanfuturo”è sistemato nel suo canonico ruolo di perno centrale difensivo, parte con la abitudinaria scrupolosità ma il duttile razionalismo tattico e la ragguardevole progressione atletica degli attaccanti avversari sono superiori alle sue capacità di opporvisi. A causa del debole apparato di contrasto dei compagni sulla mediana le punte marmirolesi lo investono ad ondate e lui, pur dando il massimo, non riesce a salvare la nave sermidese e soccombe inevitabilmente con lei e con tutto il suo equipaggio.
VERTUANI: schierato al centro dell'attacco sermidese, è temuto dagli avversari che lo controllano con un marcatore a uomo. La sua consolidata esperienza ed il suo ancor valido dinamismo sono sempre messi a disposizione del collettivo ma a lungo andare non può cantare e portar la croce. La sempre più precaria situazione di gioco lo condanna ad una solitudine agonistica che sfocia nell'impossibilità di comunicare con i compagni e di incidere positivamente come tanto desidererebbe. Nel secondo tempo, con la situazione ormai gravemente comnpromessa, riesce perfino a farsi ammonire per un veniale fallo di reazione su un avversario, segno mandato dal destino ed emblema della resa biancoblù.


