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Le Chiese della Riviera del Po

remondinoSabato 6 alle ore 17 al Capitol Multisala il giornalista Ennio Remondino presenta il suo ultimo libro "Niente di vero sul fronte occidentale".

“Faccio il giornalista da un bel po’ e non mi era mai passato per la testa di occuparmi di qualcos’altro che non fosse la notizia. Il giornalismo è un mestiere di grinta e d’ambizione. Straordinario, quando sei lasciato libero di farlo.” Questo l’incipit del libro di Ennio Remondino, noto giornalista Rai, “Niente di vero sul fronte occidentale” edito dalla casa editrice Rubbettino di Catanzaro. Il suo è un amore viscerale per il suo lavoro, che vissuto dall’interno ha assunto spesso spigolosità con le quali non è stato difficile scontrarsi. In questo libro si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Nei suoi quasi quarant’anni trascorsi a raccontarci cose accadeva attorno a noi dice di aver “scoperto la bugia, la guerra e i cantori della politica” e sostiene di aver risposto con questo libro alla necessità di svelare più di qualche inganno: la guerra spesso è la strada che intraprende la politica quando si accorge di essere inconsistente e fragile. Molte, nella Storia, le bugie raccontate per giustificare comandanti e scontri armati. Per renderli leggenda, o semplicemente più digeribili. Ciononostante il nostro giornalista non si piega, e prossimo alla pensione, afferma ancora con coraggio la sua volontà di fare giornalismo dalla parte del cittadino. Ma chi è davvero Ennio Remondino? “Giornalista da troppo tempo, inizia nella carta stampata e resiste da trenta interminabili anni in Rai. Genovese, e qualche volta in trasmissione si sente. Metà della sua vita professionale dedicata al giornalismo investigativo, diventa reporter di guerra per esilio. Dopo tante Br, stragi, mafia, trame spionistiche, inciampa sui rapporti tra Cia e P2 ed “ottiene” il licenziamento dell’allora direttore del Tg1 Nuccio Fava, la cacciata del capo redattore Roberto Morrione e la sua destinazione all’estero. Si vanta dell’intervista alle “Br” (Curcio, Moretti, Balzerani), con l’annuncio del superamento della lotta armata e l’illusione (allora si sparava ancora) di aver salvato qualche vita. Ha imparato il siciliano dal suo amico Tommaso Buscetta per arrivare alla sola intervista mai realizzata al boss Tano Badalamenti. Di Licio Gelli, George Bush, Francesco Cossiga e Giulio Andreotti (inchiesta Cia-P2) non ama sentir parlare. Ha amato invece la Sarajevo dei 4 anni d’assedio giocando al bersaglio e ha trescato con tutto il resto dei macelli balcanici, con qualche occasionale tradimento verso Iraq, Afghanistan, Palestina e Libano. Odia la guerra ma le guerre e i casini sembra amino lui. Corrispondente estero da più di dieci anni, è stato responsabile degli uffici Rai a Belgrado per sette anni (con l’aggiunta di un anno di imperio anche su Gerusalemme e Il Cairo), due anni di esilio a Berlino, da tre anni gestisce da Istanbul i territori dell’ex Impero Ottomano. Candidato a chiacchiere per qualche direzione da decenni, non sarà mai direttore perché in Rai non sono del tutto matti. S’è inventato la favola del “giornalismo di strada” ed è costretto anche in età decisamente adulta a battere ancora i marciapiedi della notizia. Dice di aver accumulato un mucchio di ferie ed un sacco di “vaffanculo” a sua disposizione. Chi lo conosce e non è suo amico, se può lo evita. I telespettatori, dopo esserselo sorbito a reti unificate per i tre mesi di bombardamenti Nato sulla Jugoslavia a colazione, pranzo e cena, se lo sono scordati da tempo. Il telegiornalismo attuale farà volentieri a meno di lui, amen.” Così si racconta lo stesso Remondino, uno degli ultimi titani dell’informazione? Ci auguriamo davvero di no.