Perché agli italiani “piace avere un padrone”? Perché gli italiani sono così pronti a privarsi della propria libertà, o quanto meno a restringerla? C’è un vizio segreto nel nostro carattere nazionale? Prova a rispondere a queste domande l’ultimo libro di Corrado Augias “Il disagio della libertà” (Rizzoli), che l'autore presenterà domenica 6 maggio alle ore 10,30 presso il teatro Anselmi di Pegognaga e sabato 5 alle 21.00 presso la Sala Convegni “B. Soffiantini” di Badia Polesine (RO) un'indagine sulla sindrome che affligge l'Italia, paese di “non-liberi”.
Riflettendo sugli ultimi novant'anni di storia nazionale (1922/2011), in questo saggio Augias indaga sulle motivazioni che hanno spesso spinto gli italiani ad accettare una riduzione delle libertà civili senza mai rinunciare agli arbitri individuali, trovando supporto negli scritti che portarono, in stagioni diverse, intellettuali di prim’ordine come Dante, Guicciardini, Carducci, Leopardi e Gramsci, ad elaborare riflessioni – spesso amare – sulla propensione degli italiani ad anteporre il proprio interesse particolare al senso di comunità.
Moderato dal giornalista Sergio Garbato, la serata ad ingresso libero e gratuito è organizzata in collaborazione con il Comune di Badia Polesine e rientra nella rassegna “Incontri con l’autore”, organizzata dalla Provincia di Rovigo – Assessorato alla Cultura e il Sistema Bibliotecario Provinciale con la collaborazione di Fondazione Aida, il contributo della Fondazione CARIPARO e rientrante nel circuito regionale Reteventi.
Scheda del libro
In novant’anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi-ventennio berlusconiano: per poco meno di metà della nostra vicenda nazionale abbiamo scelto di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all’arbitrio, ma nemico della libertà. Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali. Ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. Da Leopardi a Carducci che dichiarava “A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l’idealità”, fino a Gramsci che lamentava un individualismo pronto a confluire nelle “cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte”. Per tacere di Dante con la sua invettiva “Ahi serva Italia, di dolore ostello!” e di Guicciardini con la denuncia del nostro amore per il “particolare”. Con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. L’ultima occasione perduta è stata Tangentopoli, una grande spinta di rivolta contro la corruzione cui non è seguita una stagione di rinnovamento, bensì un periodo tra i più bui della nostra democrazia. Pesa su questo atteggiamento la particolarità di una storia difficile e divisa. Lo spirito civico, infatti, non si improvvisa. La lealtà e l’orgoglio nazionale non si istituiscono per decreto. Ma se c’è un momento in cui avremmo bisogno di una svolta, di un empito d’orgoglio nazionale, è proprio l’attuale. Questo libro, un’indagine colta e curiosa su una pericolosa debolezza del nostro carattere, è anche un appello a ritrovare il senso alto della politica e della condivisione di un destino. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un’utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere.
Biografia
Corrado Augias è giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo. Tiene la rubrica quotidiana delle lettere su “Repubblica”. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo I segreti di Roma (2005), Inchiesta su Gesù (con Mauro Pesce, 2006), Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi (2007), Inchiesta sul cristianesimo (con Remo Cacitti, 2008), Disputa su Dio e dintorni (con Vito Mancuso, 2009) e I segreti del Vaticano (2010), tutti pubblicati con Mondadori.


