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Le Chiese della Riviera del Po

24 maggio 1915 320x167100 anni fa iniziava la Prima Guerra Mondiale. Celebrazioni in tutta Italia. Le Amministrazioni comunali di Sermide, Felonica, Carbonara di Po, hanno indetto molte iniziative dal 14 al 25 maggio. Stamattina in piazza IV Novembre commemorazione del Centenario. Abbiamo vinto?

Questo 2015 è un anno di anniversari importanti per la nostra storia, di quelli che fanno citare “Historia magistra vitae”, non fosse che poi c’è sempre qualcuno che per vari motivi la memoria storica non ce l’ha, e non si preoccupa di farsela, e vorrebbe costruire il futuro con le armi, ignorando che cosa possa significare.

È il 24 maggio 1915 quando l’Italia dopo aver girato le spalle a Germania e Austria, della quale era alleata dal 1882, ed aver aderito alla Triplice Intesa a fianco di Francia, Inghilterra e Russia, entra, dichiarando guerra all’Austria-Ungheria, in quella che sarà definita la “Grande Guerra”, con la speranza di vantaggi territoriali che guardavano al Trentino, Dalmazia, Gorizia, Gradisca e Albania. L’Italia entrò in guerra con molti uomini e pochi mezzi, una generazione fu mandata al macello: armi obsolete, divise incapaci di proteggere davvero i corpi dalle intemperie. Al termine del conflitto le fonti parlano di oltre 600mila morti. Nella zona delle nostre splendide Dolomiti si consumò un’estenuante guerra di posizione, che a fronte di ingenti perdite umane, non procurò che una “vittoria mutilata”... e oggi c'è ancora qualcuno che con enfasi declama: “Abbiamo vinto!”..

Trent’anni dopo, il 25 aprile 1945, al motto di “Arrendersi o perire!”, estrema scelta lasciata ai nazifascisti, inizia l’insurrezione delle forze partigiane del Nord Italia, decise ad attaccare i presidi fascisti e tedeschi prima dell’arrivo degli Alleati, in modo tale da accelerare la liberazione dell’Italia. La seconda guerra mondiale è costata all’Italia in termini di vittime circa 450mila morti.

In trent’anni, due guerre hanno seppellito più di un milione di morti, sia come civili che militari o a causa delle ferite riportate una volta tornati a casa come invalidi. Ragazzi, uomini, figli, padri di famiglia e ancora donne, bambini. Persone bardate da soldato, che spesso, forse, non comprendevano nemmeno fino in fondo a cosa stessero andando incontro. La guerra poi modifica oltre che il paesaggio, anche la mente, e si compiono azioni che in condizioni normali non si penserebbero nemmeno: le violenze, la giustizia sommaria, il disprezzo per la vita degli altri.

Dopo gli anni dei combattimenti, delle ferite fisiche ed economiche e degli strappi, è iniziato un lento percorso di ripresa che ha permesso all’Italia, faticosamente, ma con grande energia, di rialzarsi e ricominciare.

Ma possiamo dire che ne abbiamo avuto abbastanza della guerra?

Come dice Papa Francesco: “La terza guerra mondiale è già in atto”, se sommiamo gli innumerevoli conflitti locali.

Vien da pensare che l'uomo, da quando è comparso sulla terra, abbia sempre ucciso l'altro uomo: “Homo homini lupus”.

Il cosiddetto progresso economico e tecnologico non è servito a nulla se, ancora oggi, la prevaricazione è considerata l'unica soluzione possibile ai problemi.

Che cosa abbiamo imparato dalla nostra storia? Davvero abbiamo vinto?