L’Istituto Comprensivo di Sermide, in collaborazione con l’Associazione Amici di Sermidiana e il Comune di Sermide e Felonica, indice il Concorso Nazionale “Il sole si diverte” in memoria di Gianfranco Maretti Tregiardini.
L’autore
Gianfranco Maretti Tregiardini nasce il 29 luglio 1939 a Felonica, piccolo Comune del Basso Mantovano, da famiglia contadina. Eccelle subito negli studi prediligendo il latino, che diviene per lui una seconda lingua materna. Frequenta le magistrali a Ferrara, dove ha modo di approfondire lo studio e l’ascolto della musica, che coltiverà per tutta la vita, come forma di arte suprema.
Dopo il diploma magistrale, per le necessità economiche della famiglia inizia, subito ad insegnare nelle scuole elementari. A Quattrelle, frazione di Felonica, avvia una stagione di sperimentazioni didattiche che pongono al centro del processo educativo la creatività. Insegna ai bambini ad ascoltare la musica, la natura e se stessi, a disegnare, a leggere e scrivere poesie. Nel 1968 il disegno di un bambino, Alberto mantovani, vince il premio della XII^ mostra di disegno e pittura del fanciullo di Forte dei Marmi presieduta da Henry Moore. Se ne accorge Mirella Bentivoglio, che cura, per De Luca, la pubblicazione delle poesie dei bambini di Quatrelle, Il sole si diverte (1972).
Nel frattempo si è iscritto, spinto dalla madre e dagli amici, alla facoltà di Magistero, prima all’Università di Padova (1962), e poi a quella di Urbino, dove si laurea in Materie letterarie (A.A. 1968-1969) con una tesi sul Pervigilium Veneris (rel. Prof. Marcello Zicàri), e pubblica, a Catania, il suo primo libretto di versi, Poesie per un giorno (1967).
Nel 1970 comincia ad insegnare nelle scuole Medie di Felonica e Sermide, dove conosce Giovanni Degli Esposti, preside e grecista, che egli considera il suo maestro (il loro carteggio è scritto per diletto in latino). Inizia la coltivazione di un roseto davanti la casa e poi dei “tregiardini”. La cura dei giardini e dell’orto saranno una continua fonte di ispirazione della sua scrittura e parte integrante della sua vita e del suo modo di concepire il rapporto con gli altri e l’amicizia (“Anche gli umani possono fare giardino”).
Ad Ostiglia diviene anche preside incaricato e inaugura, tra i primi in Italia, l’aula di musica: l’ascolto della musica classica, come materia integrativa, è inserita nella programmazione e nell’orario scolastico. Le lezioni le tiene lui stesso, e saluta i ragazzi all’inizio e alla fine della giornata con la musica di Mozart o Monteverdi al posto della campanella. 1993: è preside di ruolo a Merano. Si tratta della conclusione della sua carriera scolastica. A Merano, dove ottiene forse il maggior riconoscimento delle sue qualità socratiche, continuerà, anche dopo il pensionamento, e per anni, a curare interventi pedagogici nelle scuole elementari. Ne nasceranno i cicli della Fabbrica della fantasia (e felicità). Dopo un laborioso iter burocratico acquisisce il cognome Tregiardini per onorare la memoria del padre. Accentua, anche nel vestire, la sua solarità. Disegna personalmente gli abiti che si fa confezionare, spesso in fogge e colori strani e sgargianti (ama il giallo, il bianco e l’azzurro) e indossa zucchetti all’orientale.
Muore improvvisamente nella sua casa il 19 novembre 2017. Secondo le sue volontà, viene cremato, senza alcuna cerimonia funebre. Le sue ceneri sono custodite nel cimitero di Sermide, presso la tomba del padre. Lascia decine di quaderni, una miriade di poesie sparse, diari, lettere.
Scrive di lui Marco Munaro:
“Il sole si diverte”. Il titolo sembra annunciare, nella misura classica del settenario e nella danza delle allitterazioni, una poetica: il calore la luce e la gioia raggianti nel gioco, e non importa se della scrittura o della vita, perché non è possibile distinguere il dono di sé, dalla scoperta di sé e del mondo.
Scoperta che non ha fine e che continuamente si rinnova. L’eccezionale esperienza didattica del giovane maestro di Quatrelle non è che il primo passo di una ininterrotta ricerca, nella quale la dimensione dell’insegnare e dell’apprendere sono intimamente connesse alla forza della parola poetica. Le cose sono afferrate, aperte e comprese dopo essere state a lungo amate. Dentro c’è il silenzio, coi suoi semi, e la parola. Così è stato a Quatrelle, dove il maestro ha lasciato che l’infanzia e la vita trovassero una lingua davvero fiorita dalla terra. Lì, ancora, Maretti seguì la regola che poi sempre orientò la sua scrittura (che tanto amava l’amplificazione e l’accumulazione ma che seppe accettare la severa necessità delle potature): scambiare “parole con aria sulle righe”. “Negli oggetti più carezzabili stanno rifugiati i semi del silenzio”, si legge nel Fiabario, e si potrebbe applicare la massima al modo in cui Maretti intendeva l’arte del magister (anzi del mìstar), che deve saper sparire ma deve anche saper avvicinare il discente alle cose perché, ripetiamo, vengano afferrate e aperte e disvelate nella parola. Chi ha conosciuto la raffinata eleganza, la magistrale semplicità e presa del suo eloquio, ha sperimentato direttamente una forma di felicità.
La scuola restò sempre luogo dell’inventare e del provare, in musica o teatro, o nell’arte del tradurre, divenuta per lui pratica didattica ed esercizio creativo quotidiano, ben oltre gli anni dell’insegnamento fino alle “Mantuana otia” (la scuola che accompagnò la fatica di una delle sue imprese più grandi: la traduzione delle amate Georgiche). Fu allora la creazione di una poesia della traduzione che perpetua il culto di Virgilio ed entra a pieno titolo nella lingua poetica italiana del nuovo millennio.
Finalità
Gianfranco Maretti Tregiardini può essere considerato a ragione un uomo di cultura, nel senso più ampio del termine. Ha iniziato, giovanissimo, come maestro elementare e soprattutto nella scuola di Quatrelle ha attuato quei principi pedagogici a lui tanto cari, che hanno portato questa piccola frazione del basso mantovano agli onori della cronaca nazionale alla fine degli anni Sessanta. La sua carriera scolastica lo ha visto anche docente di scuola secondaria superiore e Dirigente Scolastico. Dal punto di vista intellettuale, la sua esperienza si è sviluppata muovendo dalla vasta produzione poetica e saggistica, alla traduzione di classici latini.
Occorre dare la possibilità alle giovani generazioni di conoscere il nostro poeta e di fare esperienza diretta della sua opera, soprattutto laddove essa è stata pensata dall’autore stesso “con” e “per” i bambini, al fine di sollecitarne la creatività.
Il Dirigente Scolastico
Prof.ssa Alessandra Pernolino
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