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Le Chiese della Riviera del Po

Signor direttore, è ben nota a tutti la differenza di comportamento tra un bambino e un adulto nel momento di compiere una scelta: il bambino basa le sue richieste sulle semplici necessità individuali, senza curarsi tanto delle risorse disponibili, della situazione contingente, delle conseguenze della propria scelta (una cosa mi piace = la voglio, non mi piace = la rifiuto); un adulto invece, nel momento di decidere, dovrebbe fare una serie di valutazioni su costi e benefici, calcolare modi e tempi, ma soprattutto prevedere le conseguenze della scelta che sta per compiere: gli esperti direbbero “un agire razionale rispetto allo scopo”. Dicevamo cosa un adulto “d o v r e b b e ” fare rispetto ad un bambino, perché è altrettanto noto a tutti che spesso questa differenza di comportamento proprio non si nota, anzi… Di comportamenti “i n fa n t i l i ” ne è piena la cronaca e il mondo della politica certo non fa eccezione. Facciamo un esempio: in un paese del mantovano vi svolgono votazioni per l’elezione del sindaco e a queste elezioni partecipano tre liste: una civica di centrosinistra, una civica di centrodestra, una politica di estrema destra che, per simboli e linguaggio, si rifà al regime fascista; la prima lista vince con quasi trecento voti in più rispetto alla seconda e la terza, con poco più di trecento preferenze e giusto per una manciata di voti, riesce ad eleggere, dopo quasi vent’anni e quattro tentativi, un consigliere. Cosa potrà mai farne 1 consigliere su 12 e per di più giovanissimo, incompetente e spaesato? Alcuni, pochi in realtà, pensano che possa minare la legittimità democratica del paese e ne chiedono l’allontanamento dal Consiglio Comunale, richiesta che viene accolta dall’autorità giudiziaria. Un sospiro di sollievo per tutti: a nessuno (esclusi i trecento sostenitori) piaceva quella presenza e quel simbolo, un brutto segnale per un paese che certo non ne sentiva la necessità. La storia potrebbe finire qui, ma così non è perché quei pochi sedicenti antifascisti chiedono ancora una cosa, e cioè l’annullamento delle elezioni “viziate” dalla presenza della terza lista: la richiesta viene considerata legittima e quindi accolta, il Comune viene commissariato e tra un anno o poco più si tornerà a votare e c’è da scommettere che si ripresenteranno le tre liste, come l’ultima volta, con la terza che avrà l’accortezza di cambiare qualcosa del simbolo ma non certo le idee, le proposte, le persone, la logica. Ma il ragionamento iniziale, il comportamento infantile, cosa c’entra? E’ solo per dire che quello che alla fine cambia è un poco di facciata ma non la sostanza? E’ per dire che si è fatto tanto rumore per nulla? No, non è solo per questo, ma per evidenziare un danno per la comunità causato da chi ha voluto il commissariamento senza considerarne le conseguenze o peggio non le ha ritenuto prevalenti rispetto alla soddisfazione di un desiderio personale: quello di rifare le elezioni che non aveva vinto. La quantificazione del danno sarà possibile solo tra un anno, ma è certo che quel paese, ricco di iniziative e di eventi, ma con tanti problemi da affrontare e tante decisioni da prendere, decisioni che richiedono competenza, presenza e razionalità, di questi danni e ritardi nel cercare di risolvere spinosi problemi, sicuramente non ne aveva bisogno. Certamente i dipendenti del Comune ed il Commissario prefettizio faranno tutto quanto è nelle loro possibilità, ma non potranno avanzare nuovi progetti né portare a termine quelli di maggior importanza che richiedono una presenza e una volontà politica ben precisa, che poi sono l’essenza stessa della democrazia e che fanno la differenza tra il muoversi cercando soluzioni con adeguate proposte e lo stare fermi a polemizzare senza alcuna capacità di far progredire il paese.

Paolo Calzolari