I 130 anni della linea ferroviaria Suzzara Ferrara sono stati ricordati a Sermide in un incontro pubblico, purtroppo senza dibattito, dove soggetti istituzionali locali e regionali hanno tentato di riaprire un confronto sull’ampliamento-ristrutturazione delle Officine grandi riparazioni di Sermide e sullo sviluppo della tratta. Sono temi molto sensibili perché riguardano il lavoro, in questo caso di maestranze specializzate, e la mobilità ferroviaria, alternativa alla civiltà delle auto, sempre meno adatte per numero, dimensioni, emissioni inquinanti ad un modello sostenibile di società. Gli argomenti non sono nuovi, si protraggono da anni, amministrazioni dopo amministrazioni senza giungere a una lieta e dovuta conclusione.
Instancabile l’impegno di alcuni, a partire da Carlo Negrini, membro delle O.G.R. per togliere la trattativa dallo stallo in cui era finita dal 2012 quando si pensava di essere a una svolta allorchè Comune, Provincia di Mantova e Regione Emilia Romagna hanno speso 3 milioni di euro per acquisto terreni, spostamento viabilità, impianto di lavaggio, adeguamento post sisma delle officine. Poi più nulla. Si è aperta pure una triste pagina giudiziaria con l’impresario edile Bianchini di San Felice accusato dalla Procura di Bologna nel processo Aemilia di aver smaltito nel sottofondo della variante alla provinciale 34 materiale contaminato. Cos’è dunque che non fa procedere la trattativa? La Regione Emilia R quasi in regime di monopolio, per bocca di TPER, la sua controllata che gestisce il servizio passeggeri, dice che servono 4 milioni di euro per il raddoppio delle officine, due li metterebbe lei e due spetterebbero a Regione Lombardia che ha la proprietà del manufatto. La consigliera lombarda Alessandra Cappellari precisa di essere senza portafoglio e che suo compito è registrare e informare poi l’assessore alle infrastrutture Terzi di ciò che emerge nel convegno di Sermide. Il bilancio regionale 2019 è già alle porte e sarà chiuso il 19 dicembre: margini per trovare due milioni da investire a Sermide sembrano al momento improbabili, ma la disponibilità al confronto rimane. Tra le quattro tratte di FER la linea Suzzara Ferrara è la meno utilizzata, anzi il servizio passeggeri nei decenni si è impoverito fino a fare delle nuove stazioni dei punti deserti di transito, con treni lenti, in ritardo dopo la collisione ferroviaria in Puglia del 2016, gradini non a livello del marciapiede di arrivo, mancanza di un treno diretto per Mantova capoluogo senza trasbordo a Suzzara. La riqualificazione di FER in questa parte di territorio dovrebbe essere complessiva, comprendere l’allargamento e il potenziamento delle Officine grandi riparazioni assieme alla valorizzazione dei servizi di trasporto persone e merci con un programma sostenuto politicamente da tutti i soggetti istituzionali dell’Oltrepo che potrebbe contemplare i punti già elencati, oltre a quelli che creano sinergia con le peculiarità socio-economiche locali. Qualche esempio? Creare una metropolitana leggera di superficie Ferrara Mantova e viceversa transitabile ogni due ore, carrozze con vano bici da usare in città o sulla ciclovia arginale del Po per incrementare il cicloturismo, convogliare la produzione agricola sui treni merci notturni con prezzi concorrenziali rispetto al trasporto su gomma. I treni sono nati per collegare: niente di meglio per il nostro territorio che valorizzare, incrementare una infrastruttura esistente ma non innovata secondo tempi e bisogni. Più treni viaggianti più officine in funzione. Se il governatore della Lombardia si è di recente impegnato a trovare i 400 milioni che mancano per l’autostrada Mantova Cremona perché forse la ritiene strategica, si potrebbe chiedere se per l’Oltrepo potrebbe essere strategico un programma centrato sul lavoro e sull’ammodernamento del trasporto ferroviario.
Gisa Gramola


