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Le Chiese della Riviera del Po

logo contin per cresc 250x240E’ comparso sulla Gazzetta di Mantova del 12 c.m. un articolo ispirato dall’Assessore all’Ambiente, Urbanistica e Valorizzazione del Territorio Andrea Bianchini, che, tra le altre argomentazioni, delinea una nuova procedura di gestione del rifiuto verde “ligneo” derivante da potature e/o da tagli di alberi del verde pubblico e privato. La storia recente ci dice che, nonostante le iniziative di numerosi Comuni, della Provincia e della sua Agenzia per l’Energia AGIRE, del Consorzio dell’Oltrepò, è tuttora vigente la norma tracciata dall’Articolo 185 della Legge Dlgs 152/2006 , secondo la quale la biomassa derivante da sfalci e potature del verde pubblico e privato è ancora, purtroppo, un rifiuto a tutti gli effetti. Gli Amministratori Locali da anni lavorano al cambio di normativa, sia per alleggerire i piani finanziari di gestione dei rifiuti che per promuovere l’uso intelligente a fini energetici della risorsa “biomassa” ; il Decreto Legge N. 2 del 23 febbraio 2012, pur tra interpretazioni controverse e contraddittorie, sembrava mettere finalmente in “lista bianca” gli sfalci e le potature, ma poi la disposizione è stata cancellata dal testo definitivo della L. n. 28/2012: insomma il verde da giardini e parchi pubblici e privati mantiene lo status di rifiuto codificato come codice CER ( Catalogo Europeo dei Rifiuti) 20.02.01.

Questo normativa, la cui modifica non è mai stata seriamente perseguita dai nostri parlamentari, ha inibito iniziative già programmate per smaltire in modo economico e socialmente utile la massa vegetale sia legnosa che molle ( sfalci), prodotta in quantità apprezzabile sul nostro territorio proprio per le sue caratteristiche intrinseche di area fortemente vocata al verde sponraneo e coltivato di parchi e giardini.

Ora l’Amministrazione Sermidese in carica pretende di risolvere il problema in modo a dir poco sconcertante, ignorandolo, intenzionata ad organizzare in proprio, senza averne titolo, lo smaltimento di rifiuti verdi; il proposito , se attuato, si configura come azione illecita e perseguibile penalmente, coinvolgendo in modo organico e sistematico i cittadini, fruitori dell’anomala gestione del rifiuto verde con i propri combustori domestici a legna.

Capiamo lo slancio social – popolare dell’Assessore all’Ambiente nel cercare di favorire risparmi per la Comunità e comunque riteniamo che, proprio per il ruolo che ricopre, dovrebbe prestare attenzione agli effetti collaterali del processo ipotizzato perché, oltre alla problematica indotta dalla Normativa Rifiuti, impatta su una criticità endemica della nostra Regione, la qualità dell’aria: il DGR 7635 del 2008 vieta per i Comuni a quota slm < 300 metri l’utilizzo di biomasse in apparecchi a basso rendimento ( camini aperti e stufe a resa non ottimizzata, inferiore al 63%), provvedimento ribadito ed ampliato in prospettiva a tutto il territorio Lombardo dalla recentissima proposta di Documento P.R.I.A. (Piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria-Burl del 13/11/2012 ) che, sulla base degli studi condotti, sottolinea come la parte rilevante delle emissioni di PM10, CO, COV-Composti Organici Volatili-, IPA-Idrocarburi policiclici aromatici e diossine sia da attribuire proprio agli apparecchi domestici che la normativa mette al bando.

Ancora sul “legnatico” e sulle potature, una nota ovvia ma mai abbastanza scontata: la legna verde ha un contenuto di umidità del 75% per cui, se non debitamente essiccata, durante la combustione viene assorbita dalla componente acquosa (150/200 gr d’acqua per Kg di massa) la maggior parte del potere calorifico del legno, rendendo stufe e caminetti dei bollitori che esalano calore perlopiù all’esterno sotto forma di vapore, riscaldando l’atmosfera, liberando polveri, CO e gli altri componenti in quantità industriale.

Per questi motivi riteniamo che, anche in caso di successo dei nostri sforzi verso il Legislatore, sia sicuramente più saggio conferire le potature, quando saranno considerate sottoprodotti anziché rifiuti, ad un impianto a combustione singola, a norma, che ha attrezzature per “trattare” il materiale verde (p.e. trasformandolo in cippato), più efficiente e soprattutto più controllabile per quanto concerne emissioni, controllo dei fumi e delle polveri rispetto alla pletora di combustori che la procedura Sermidese prevede.

Per quanto la consistenza del verde pubblico in Sermide, al quale è stata data la definizione suggestiva ed appropriata di “ Bosco nella Città”, ovviamente non ci sorprende dal momento che è nota da tempo, così come la sua imminente implementazione in quantità e qualità; il censimento puntuale e dettagliato della flora sermidese è un Allegato al Regolamento del Verde, lavoro licenziato dalla precedente amministrazione a fine Novembre del 2010, fortemente criticato al momento della sua adozione da componenti della Società Civile e dall’opposizione: l’immediata applicazione della Norma Comunale, in un caso violazione da parte di un privato, ha poi determinato una importante compensazione che si è tradotta nella possibilità di piantumare oltre 200 nuovi alberi che sono ora, finalmente, nella disponibilità dell’Amministrazione Sermidese.

 

Giorgio Marmai - Capogruppo Consiliare di Minoranza