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Le Chiese della Riviera del Po

1 maggio anni 50 164x240Nella foto, una manifestazione del 1° maggio dei primi anni '50. Il 1° Maggio è la festa del lavoro in tutti i suoi significati. L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana del 27.12.1947, cita espressamente: “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro”. Nella Carta Sociale Europea del 4 novembre 1961 vengono sanciti altri diversi obiettivi in materia di diritti e doveri nel lavoro: diritto al lavoro con una equa retribuzione, condizioni di lavoro buone con ambienti sicuri ed igienicamente adeguati. Tutti temi importanti per le molteplici trattative, accordi e conquiste ottenute e che ancora oggi, durante le celebrazioni della festa del 1° maggio, vengono citati con forza dai vari responsabili di categoria o di associazione.

Per festeggiare il 1° maggio venivano organizzate simultaneamente in tutti i paesi o nelle città diverse manifestazioni. I lavoratori, su indicazioni impartite dagli organizzatori, in questa giornata, lasciavano il lavoro in massa, facendo sempre registrare una vasta partecipazione, come riportato dalle diverse cronache. Si ricordano le celebrazioni del 1° maggio degli anni seguenti la liberazione del 1945 quando anche a livello locale,si vedevano lavoratori di tutte le età sfilare con tante bandiere, il garofano rosso all’occhiello della giacca, il fazzoletto dello stesso colore annodato al collo. Sui muri si potevano leggere manifesti con scritte inneggianti il significato di questa giornata, si distribuivano in piazza, o recapitandoli a casa dai volontari, i giornali di varie testate politiche, che per l’occasione uscivano anche con inserti o allegati speciali; per le donne veniva distribuito il settimanale “Noi donne”. Nel Comune Capoluogo il Comizio dei Dirigenti Sindacali era sempre garantito; a metà anni ’50, nelle frazioni ed in alcuni “Cò” (agglomerati periferici di case), veniva programmato anche un momento musicale con alcuni componenti della banda o altri musicisti per suonare i brani (inno dei lavoratori o inno nazionale) per le donne “rasdore” e quegli anziani che non potevano andare in piazza. Si usciva sulla strada per ascoltare ed applaudire.