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Le Chiese della Riviera del Po

logo contin per cresc 250x240E’ dal 2012 che il nostro Gruppo chiede con insistenza la diminuzione dell’elevata pressione fiscale locale, fuori luogo per un Comprensorio in persistente crisi economica: l’avanzo di circa 2 milioni di euro del conto consuntivo 2014 (1.889.557,77 per la precisione, da Delibera 41 GC del 30/4/2015) è indicativo dell’ampio margine di potenziale de-fiscalizzazione. L’Amministrazione in carica, anche in considerazione delle crescenti risorse inutilizzate a disposizione, ha finalmente recepito la nostra istanza nel Consiglio del 25/5 modificando il Regolamento e l’aliquota TASI, con risultati a nostro avviso del tutto insoddisfacenti, sia per la modesta entità del “taglio” in relazione alla disponibilità del surplus, che per le modalità con le quali è stato attuato. L’aliquota è stata portata dall’1% allo 0,7% corrispondente ad un minor tassazione di circa 135.000 Euro, un sollievo marginale se pensiamo che la pressione fiscale esercitata localmente su cittadini ed attività produttive sermidesi è cresciuta dai 900.000 Euro del 2011 agli oltre 2,1 milioni del 2014. Una considerazione sulla modalità di attuazione del taglio: la TASI è una tassa che copre i così detti “ Servizi indivisibili” ovvero illuminazione pubblica (?), Manutenzione strade, verde pubblico ed altro, calcolata sul valore catastale dell’immobile; nel 2014 coinvolgeva sia i proprietari che gli inquilini, questi ultimi al 25% nel 2014 del carico fiscale, al 100% nel 2013 quando si chiamava Tares. Con il nuovo regolamento di fatto l’Amministrazione ha snaturato il tributo per Servizi utilizzati da tutti i cittadini, trasformandolo in una mini patrimoniale, azzerando con alchimie ragionieristiche la già minima quota “inquilini”, spostando il carico per intero sui proprietari: intendiamoci, si tratta di un esercizio che sposta pochi euro l’anno per abitazione, ma è comunque sintomatico di una demagogica ideologia di corto respiro. Sarebbe stato molto più costruttivo per esempio incentivare, con sconti sull’IMU (aumentata del 250% rispetto all’ICI del 2011 su attività produttive e seconde case) e con il coinvolgimento delle parti sociali, l’opzione di contratti di affitto a canone concordato che, oltre ai prezzi contenuti, comporta benefici per entrambe le parti sotto forma di consistenti sgravi fiscali a livello centrale (Irpef nazionale). Analizziamo nel dettaglio le principali categorie di beneficiari: per la prima casa il taglio indifferenziato del 30% vale in totale circa 45.000€ e non rispecchia certo il principio della “progressività”, applicato per esempio nel 2012 con il risultato di alzare da 140.000€ agli attuali 248.000 € l’Irpef Comunale: sarebbe stato semplice applicarlo ora per la TASI tale principio sfruttando, anziché il taglio lineare, il meccanismo della “detrazione” che può anche azzerare il tributo per i valori catastali più modesti, diminuendo il beneficio per quelli più alti. Esemplificando, una villa da 500.000€ di valore catastale pagava 500€ ne paga ora 350, risparmiandone 150; un appartamento da 50.000 Euro pagava 50€, ne paga ora 35, risparmiandone 15. Una detrazione da 50 euro avrebbe azzerato la TASI dell’appartamento, la villa ne avrebbe pagato 450. Sulle seconde case il carico fiscale IMU + TASI rimane pressoché invariato a livelli altissimi (oltre l’1 % annuo sul valore catastale) con l’aggravante che negli ultimi anni il valore commerciale è calato a picco, quasi dimezzato rispetto al valore catastale dopo la revisione dei fattori moltiplicativi attuata nel 2012. Esemplificando una rendita di 500 € (6/7 vani-100mq)di un appartamento comporta un valore catastale di 84.000€, fortunato chi volendolo vendere realizza 45.000/50.000 euro: il carico fiscale è di circa 870 € pari al 2% annuo sul valore reale, un esproprio! Molti Sindaci, già dall’anno scorso (Ferrara per esempio) ha cancellato la TASI per chi già paga l’IMU, specie se a livelli vicini al massimo. Considerazioni analoghe valgono per i terreni fabbricabili. Infine le attività produttive per le quali da sempre sosteniamo invano la necessità di dare un segnale positivo a questa categoria ormai in via di estinzione, richiesta puntualmente negata con la giustificazione che, per un effetto di “trascinamento”, ne avrebbe beneficiato in eccesso il maggior contribuente Sermidese, Edipower; il metodo utilizzato pe la TASI è talmente incoerente con questo assunto che il taglio lineare del 30% garantisce alla Società Elettrica ben 41.000 € di sconto, l’80% della quota parte riservata alle attività produttive, il 30% del totale.

Concludendo riteniamo insufficiente e male attuato il dispositivo fiscale dell’Amministrazione, assolutamente inadeguato data la perdurante criticità economica, dettato più che altro dalla fretta di agire dopo aver preso coscienza dell’enorme avanzo di bilancio.