


Complimenti sig. Calzolari! Ha confezionato proprio una bella storia completa di ogni elemento: da una parte ci sono gli “infantili”, i cattivi mossi da un capriccioso desiderio (annullare le elezioni amministrative in un paese mantovano), dall’altra i “responsabili”, i buoni impegnati con competenza ad operare per il bene della comunità. In mezzo una “giovanissima fanciulla spaesata ed innocua”. Purtroppo per “i responsabili, buoni” manca il lieto fine avendo gli “infantili, cattivi” raggiunto il loro meschino scopo, guarda caso con il beneplacito di un'autorità suprema quale è il Consiglio di Stato. Francamente trovo questa narrazione mistificatoria, accidiosa, superficiale, insomma banale e anche offensiva. In essa individuo tre tesi: la non accettazione di una palese illegalità e la richiesta di verifica sono frutto di un comportamento infantile, direi capriccioso. Poi, la presenza in Consiglio comunale di un consigliere dichiaratamente fascista è innocua e quindi accettabile. Infine, i danni che potrebbero derivare al paese da alcuni mesi di commissariamento sono da addebitare agli “infantili “ che hanno voluto il ripristino della legalità ormai autorevolmente riconosciuta. Parto dalla terza tesi in ordine di esposizione nella lettera, perché interessa tutta la nostra piccola comunità. Da anni il nostro territorio è andato spegnendosi e le manifestazioni e gli eventi di cui parla il sig. Calzolari non sono stati sufficienti per riattivarne le energie ed incidere sulla situazione socio- economica. Questo stato di stallo che si protrae da tempo non può essere imputato a ciò che succederà nei prossimi mesi di commissariamento, come se fossero mesi decisi per la rinascita del nostro territorio. E’ una scorrettezza. Mi chiedo anche se dal suo osservatorio di amministratore responsabile il sig. Calzolari conosca il grado di soddisfazione di tutti i cittadini e non solo dei suoi elettori. La seconda tesi sostiene che la presenza di un esponente dei “Fasci del lavoro” nel Consiglio comunale di quel famigerato paese del mantovano è priva di peso, valore. Cosa mai potrà fare ”una giovane incompetente e spaesata?” Faccio presente che questa fanciulla, presentata quasi con compatimento, ha una valenza simbolica pesantissima: rappresenta un passato drammatico, un presente anticostituzionale, razzista e negazionista e un futuro incerto e non rassicurante. La sua presenza in Consiglio Comunale non è una questione di facciata, ma di sostanza. E nonostante una sentenza del Tar che ne riconosce l’illegalità in quanto lesiva dei principi costituzionali, per il sig. Calzolari non è importante nella sua valutazione dei “costi e benefici”. Ma benefici per chi? Per la comunità o per la sua maggioranza che si sente minacciata dal paventato annullamento dell’esito elettorale? Mi chiedo come si sarebbe comportata la lista del sig. Calzolari con risultati elettorali invertiti; al lettore la risposta. Il sig. Calzolari, a cui difetta la memoria, dimentica anche che la storia è proseguita non per un volere capriccioso dei “sedicenti antifascisti”, ma per iniziativa della giovane consigliera inesperta che ha chiesto il reintegro in Consiglio comunale presentando ricorso all’ultimo grado d’appello: il Consiglio di Stato. In difesa della sentenza del Tar di Brescia i due ricorrenti iniziali hanno dovuto nuovamente intervenire presso il Consiglio di Stato. L’ultima tesi mi colpisce in modo personale ed offensivo, perché definisce il mio comportamento “infantile” e motivato solo dalla volontà di soddisfare un “desiderio personale”: rifare le elezioni. Ora ricordo che prima un Tar poi un Tribunale importante, quale il Consiglio di Stato, al quale, ricordo, si era appellata la giovane inesperta, ha sentenziato e sottolineo sentenziato, che la scelta di questo individuo infantile era giustamente motivata. Personalmente considero beneficio anche il fatto che questa sentenza farà giurisprudenza. Trovo paradossale che il sig. Calzolari valuti “infantile” ciò che un’autorità giudiziaria ha riconosciuto corretto. Il termine “responsabile” attribuito a chi ha valutato “costi e benefici, modi e tempi” per non pronunciarsi su una situazione chiaramente illegale e anticostituzionale non mi sembra appropriato: il confine tra responsabilità e opportunismo è molto labile. Mi auguro che l’acrimonia della lettera sia giustificata dal fatto che il sig. Calzolari è già entrato nel clima della campagna elettorale. Spero che gli animi si plachino e che quanto sentenziato dal Consiglio di Stato costituisca un punto ben fermo e incontestabile da cui ripartire anche con un po’ di umiltà da parte dei nostri politici locali nel riconoscere che erano possibili scelte diverse. Per quanto mi riguarda non intendo offrire il fianco ad altri attacchi a fini elettorali ed ulteriori insinuazioni sulla mia persona non avranno seguito. Mi scuso per la lunghezza della replica e ringrazio per l’attenzione.
Signor direttore, è ben nota a tutti la differenza di comportamento tra un bambino e un adulto nel momento di compiere una scelta: il bambino basa le sue richieste sulle semplici necessità individuali, senza curarsi tanto delle risorse disponibili, della situazione contingente, delle conseguenze della propria scelta (una cosa mi piace = la voglio, non mi piace = la rifiuto); un adulto invece, nel momento di decidere, dovrebbe fare una serie di valutazioni su costi e benefici, calcolare modi e tempi, ma soprattutto prevedere le conseguenze della scelta che sta per compiere: gli esperti direbbero “un agire razionale rispetto allo scopo”. Dicevamo cosa un adulto “d o v r e b b e ” fare rispetto ad un bambino, perché è altrettanto noto a tutti che spesso questa differenza di comportamento proprio non si nota, anzi… Di comportamenti “i n fa n t i l i ” ne è piena la cronaca e il mondo della politica certo non fa eccezione. Facciamo un esempio: in un paese del mantovano vi svolgono votazioni per l’elezione del sindaco e a queste elezioni partecipano tre liste: una civica di centrosinistra, una civica di centrodestra, una politica di estrema destra che, per simboli e linguaggio, si rifà al regime fascista; la prima lista vince con quasi trecento voti in più rispetto alla seconda e la terza, con poco più di trecento preferenze e giusto per una manciata di voti, riesce ad eleggere, dopo quasi vent’anni e quattro tentativi, un consigliere. Cosa potrà mai farne 1 consigliere su 12 e per di più giovanissimo, incompetente e spaesato? Alcuni, pochi in realtà, pensano che possa minare la legittimità democratica del paese e ne chiedono l’allontanamento dal Consiglio Comunale, richiesta che viene accolta dall’autorità giudiziaria. Un sospiro di sollievo per tutti: a nessuno (esclusi i trecento sostenitori) piaceva quella presenza e quel simbolo, un brutto segnale per un paese che certo non ne sentiva la necessità. La storia potrebbe finire qui, ma così non è perché quei pochi sedicenti antifascisti chiedono ancora una cosa, e cioè l’annullamento delle elezioni “viziate” dalla presenza della terza lista: la richiesta viene considerata legittima e quindi accolta, il Comune viene commissariato e tra un anno o poco più si tornerà a votare e c’è da scommettere che si ripresenteranno le tre liste, come l’ultima volta, con la terza che avrà l’accortezza di cambiare qualcosa del simbolo ma non certo le idee, le proposte, le persone, la logica. Ma il ragionamento iniziale, il comportamento infantile, cosa c’entra? E’ solo per dire che quello che alla fine cambia è un poco di facciata ma non la sostanza? E’ per dire che si è fatto tanto rumore per nulla? No, non è solo per questo, ma per evidenziare un danno per la comunità causato da chi ha voluto il commissariamento senza considerarne le conseguenze o peggio non le ha ritenuto prevalenti rispetto alla soddisfazione di un desiderio personale: quello di rifare le elezioni che non aveva vinto. La quantificazione del danno sarà possibile solo tra un anno, ma è certo che quel paese, ricco di iniziative e di eventi, ma con tanti problemi da affrontare e tante decisioni da prendere, decisioni che richiedono competenza, presenza e razionalità, di questi danni e ritardi nel cercare di risolvere spinosi problemi, sicuramente non ne aveva bisogno. Certamente i dipendenti del Comune ed il Commissario prefettizio faranno tutto quanto è nelle loro possibilità, ma non potranno avanzare nuovi progetti né portare a termine quelli di maggior importanza che richiedono una presenza e una volontà politica ben precisa, che poi sono l’essenza stessa della democrazia e che fanno la differenza tra il muoversi cercando soluzioni con adeguate proposte e lo stare fermi a polemizzare senza alcuna capacità di far progredire il paese.
L'iniziativa “Adotta un bisogno” della Caritas dell'Unità pastorale “Riviera del Po” è stata attivata nel mese di dicembre del 2013 con lo scopo di coinvolgere le numerose persone della comunità nella realizzazione di gesti concreti di generosità e di carità.

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